Diversamente moderni. Fabregas per carta anagrafica (classe ’87) e voglia di stupire, Gasperini per idee e entusiasmo. Perché poi, non sarà proprio come dice Picasso che «la giovinezza non ha età», ma andate a raccontare che il tecnico di Grugliasco non è un allenatore innovativo e al passo con i tempi. Anzi, a dir la verità, lui li ha addirittura precorsi a tal punto che per molti suoi colleghi oggi è un modello da seguire. Lo è, a parole, anche per Cesc. Nessuno sì offenda, quindi, se i due ci sembrano più veri quando se le mandano a dire in campo, con Gasp poco entusiasta dell’utilizzo che il collega fa del portiere («Non è spettacolare, anzi, è abbastanza stucchevole») e Cesc pronto a criticarlo per un mancato saluto a fine partita («È stato un gesto antisportivo, una mancanza di rispetto»).
Como-Roma di domenica passa dalle loro intuizioni, dalla rispettiva voglia di vincere. E non è poco, anzi è sinonimo di spettacolo e imprevedibilità. Anche perché è da questa partita che in molti ritengono possa uscir fuori la vera rivale dell’inter. Tornando ai nostri eroi, non è un caso che siano stati entrambi centrocampisti (anche se con alterne fortune…). Cesc ha studiato nelle squadre di Wenger, Guardiola e Mourinho. Gasperini, invece, ha iniziato la lunga gavetta dal settore giovanile della Juve ispirandosi alla filosofia del Calcio Totale olandese (tanto per intenderci).
Mentre Gasp chiede ritmo, lo spagnolo è lui che decide se, come e quando accelerare. Per questo tornare indietro con la palla fino a Butez è spesso propedeutico a richiamare il pressing avversario, ad allungare l’altra squadra e fare in modo di trovare così lo spazio dove inserirsi. Il tecnico giallorosso ha un’idea opposta: la sua Roma vuole andare a prendere alto il rivale per accorciare, asfissiarlo, costringerlo a giocare in fretta e male il pallone. Perché poi, una volta recuperato, è lì che si può attaccare lo spazio, spesso e volentieri in superiorità numerica. E non è un caso che finora si siano incrociati quattro volte e abbiano vinto due volte a testa. Con queste premesse, allacciatevi le cinture e rimandate il pranzo, se non volete che vi vada di traverso. Perché tra accelerazioni, emozioni, gol e intuizioni, Como-Roma di domenica alle 12.30 rischia di diventare come un giro sulle montagne russe.
FONTE: Il Messaggero











