Non sarà come tutte le altre volte. José Mourinho lo sa, e non si nasconde: La Roma è un qualcosa di diverso. Una storia d’amore andata oltre i risultati, oltre un trofeo internazionale. Oltre le lacrime e le proteste. Tra lo Special One e i tifosi giallorossi è stato amore a prima vista. Di ritorni da ex o incroci in giro per il mondo col suo passato Mourinho ne ha vissuti a decine, l’ultima volta nello scorso turno di Champions contro l’Inter
Ma con la Roma sarà la prima volta e tutto avverrà nello stadio che si è riacceso proprio con lui. I tifosi sono pronti ad accoglierlo come solo loro sanno fare e l’emozione inevitabilmente prevarrà anche a pochi minuti da una sfida così importante. Lui ha garantito che una volta che l’arbitro fischierà penserà solo al «suo» Real, ma contenere l’emotività in una serata così sarà difficile, per tutti. Mourinho è stato identità, passione, senso d’appartenenza. Una squadra forse mai bella, spesso imperfetta e fastidiosa ma con la voglia di metterci sempre l’anima.
Le lacrime della notte di Tirana hanno reso indissolubile un legame cominciato già prima del suo sbarco nella Capitale. Giornata, quella del 21 luglio 2021, che ricorda molto bene anche lui, ancora incredulo per l’affetto ricevuto senza fare ancora nulla peri colori giallorossi. Ma la finale amara di Budapest ha sublimato un’unione profonda. Quella notte Mou ha rappresentato un popolo, andando anche oltre la linea societaria e pagandone le conseguenze. Spingendosi oltre i limiti del consentito ha dato voce alla rabbia di una tifoseria che si è sentita defraudata di un sogno. Un bis che sarebbe entrato di diritto nella storia del club, nella quale comunque José si è iscritto lo stesso con la Conference League vinta al primo colpo.
Lui stesso ha ammesso che c’è stato un prima e un dopo Budapest, con il lento addio che si è consumato poi nel gennaio 2024. Ma l’amore viscerale con Roma e i romanisti è sempre andato oltre ogni partita o comportamento. Lo Special One ha detto che i romanisti lo hanno capito, apprezzando quel suo darsi a trecento sessanta gradi che in realtà lo ha contraddistinto in tutte le sue avventure, ma che nella Capitale ha avuto un sapore ancora più speciale. Quasi quanto lui. Domani un altro capitolo di questa storia d’amore, tutto da scrivere in campo e fuori. Ma una cosa è certa: non c’è spazio peri cuori deboli.
FONTE: Il Tempo – L. Pes











