La barba incolta, il maglioncino sociale smunto come il viso, poca voglia di scherzare, forse effetto della pressione se non altro emotiva che questa partita porta con sé. José Mourinho è entrato nella sala stampa dell’Olimpico ieri pomeriggio quando Tchouaméni aveva finito di parlare ed aveva evitato di rispondere a qualche domanda piuttosto esplicita sulle cose che nel Real Madrid sembrano già non andare. La sala stampa è gremita, ma sono più gli osservatori che i cronisti in servizio: con Mou conta esserci a prescindere. Gli spagnoli i più agguerriti, anche perché al termine della controversa partita con il Villarreal – (…) – è mancato proprio il commento finale del tecnico che ha disertato la sala stampa. I primi 4-5 cronisti, quindi, provano a farlo tornare su quella vicenda, ma Mou alza il muro: «Della Liga parlerò semmai sabato, oggi si parla di Champions. Se proprio volete capire qualcosa, guardate il primo minuto della partita e capirete». (…).
Roma lo scuote, non lo lascia indifferente, per quanto provi a far capire che si tratta in fondo solo di un’altra partita della sua lunghissima carriera di allenatore. Sembra quasi snobbare l’importanza tecnica della gara: «Visto che sia la Roma sia il Real passeranno questo turno, chissà che magari non ci ritroveremo in questa stessa sala stampa più avanti, per qualche partita più importante, magari per un quarto di finale oppure per una semifinale. La Roma è forte». Si scioglie un po’ a parlare di quella che per due anni e mezzo è stata la sua città e di cui serba evidentemente un magnifico ricordo: «Se riesco a gestire l’emozione prima e dopo, e lo farò, me la godrò, ancora non ci si gioca tanto. Però vi dico che se “durante” la gestirò, il “prima” non è normale, anche l’arrivo all’aeroporto, e poi il tragitto per lo stadio, niente è normale per me». Proviamo a stimolargli qualche riflessione sugli aspetti tattici, che quando si affronta uno come Gasperini, non sono mai secondari. Ma ancora una volta alza il muro: «Sarà solo una partita, ne ho giocate 180 in Champions. Siamo preparati per i princìpi con cui la Roma ha giocato in queste partite, ma magari faranno qualcosa di diverso perché sanno che quelli con la maglia bianca non sono una squadra facile».
Ha lo sguardo stanco, quasi assonnato eppure giura di aver dormito «Come un angelo». «Ma già so – aggiunge – che dopo la partita invece non dormirò, mi succede sempre». In sala si fanno domande sulle condizioni dei singoli, Valverde su tutti. Mourinho scherza un po’ annoiato, dice che può giocare in tutti i ruoli ed è per questo che contro il Villarreal non lo ha utilizzato, ma la sensazione è che stasera sarà titolare in un centrocampo stellare in cui affiancherà Tchouaméni e un certo Jude Bellingham. Ovviamente non fa concessioni sulla formazione, del resto ad allenare tanti fenomeni si può davvero dormire tra due guanciali. A stimolarlo prova un giornalista polacco: «Non ritiene che la sua luna di di miele con il Madrid sia già finita?». (…): «Quale luna di miele, e perché dovrebbe essere finita?». (…): «Forse la Polonia è troppo lontana, lì le notizie arrivano seguendo strade troppo tortuose».
Ma stimolato poi da una collega di Sky, che fa riferimento a chi sostiene che lui ami far polemiche per nascondere il gioco incerto della sua squadra, va giù duro: «Guarda, ne approfitto per farvi i complimenti. In Italia avete avuto il coraggio di Calciopoli. In Spagna no, e se non succederà niente allora si tratterà del più grande scandalo di corruzione nell’arbitraggio mondiale». (…): «Occhio che tra i tassisti ci sono anche dei laziali! Diciamo che la gente apprezza il fatto che io metto sempre al primo posto i loro interessi e si identifica, poi ovviamente se fai qualcosa di buono per renderli felici tanto meglio. Non abbiamo vinto la Champions, ma una competizione europea, giocando una seconda finale in due anni, si è unito tutto. Non nascondo che i romanisti sono tifosi e persone speciali, mi hanno trattato benissimo in tanti club, ma questa gente è speciale».
FONTE: Il Romanista – D. Lo Monaco











