Ci sono giocatori che, per ragioni tattiche o di destino, finiscono per accoppiarsi: Massaro-Monelli, Graziani-Pulici, Mancini-Vialli… Nel loro piccolo, anche Lulli e Pisilli, per via di tutte quelle elle (5 in due), di una certa assonanza tipo Romolo e Remo, ma soprattutto perché lupacchiotti rampanti, fianco a fianco: Emanuele 19 anni, Niccolò 22 anni. È stata la loro settimana: sabato primo gol in A per Lulli, martedì in Champions gol di Pisilli con la fascia di Totti al braccio. Due botte di felicità pazzesche. Bastava vederli sorridere per farsi un’idea attendibile del paradiso.
La perla di Lulli non è stato il gol al Genoa, ma la palla rincorsa oltre ogni ragionevole speranza alle spalle del difensore che la scortava fuori. Da quel corner strappato con fede e volontà è nata la magia di Castro. Emanuele non era neppure titolare nella Primavera, poi Gasp ha letto i suoi test atletici. Pisilli termina sempre le partite col record di chilometri, raggio il volto sfatto di un maratoneta alla decima ora in sala macchine.In Fisica la L è il simbolo del lavoro. Però alla fine sorridono sempre, puliti, timidi, solari. Nella settimana di Lulli&Pisilli altri giovani hanno corso tanto per distruggere mezza Milano. Nessun confronto, nessun moralismo da quattro soldi. Contesti diversi. Solo una ola per il presidente Mattarella: «Nessuna meschina sottovalutazione dei giovani e del loro malessere». Però lasciatecelo dire: vedere correre e sorridere i Lulli e i Pisilli fa bene al cuore.
FONTE: La Gazzetta dello Sport











