
LA DIFESA – Il pm Eugenio Albamonte aveva chiesto per loro i domiciliari, contestando la violenza privata, la violazione della legge sugli stadi e, in due casi, la detenzione di un vero e proprio arsenale da guerriglia portato nei pressi dello stadio poco prima di un derby. Il gip, però, non aveva concesso la misura, definendo «assolutamente credibili» le dichiarazioni in cui i giallorossi avevano negato di essere vittime di ritorsioni. Non la pensa così la procura, che ha chiesto il rinvio a giudizio degli ultrà, difesi dall’avvocato Lorenzo Contucci. La partita, ora, si giocherà in aula. Nel capo d’imputazione, si legge che i tifosi avrebbero costretto Totti, De Rossi, l’ex portiere romanista De Sanctis e Juan Manuel Iturbe «ad avvicinarsi alla Curva Sud e subire sputi, lancio di oggetti, insulti». Li avrebbero obbligati gridando: «Non uscirete dallo stadio prima di mezzanotte, anzi uscirete quando lo diremo noi… state attenti in discoteca». Di fronte alla Digos, i calciatori avevano poi minimizzato con dichiarazioni definite «attendibili» dal gip, ma considerate dagli inquirenti «palesemente omertose». Per gli investigatori, infatti, la condotta dei giallorossi è stata «condizionata da un clima di intimidazione: si portano sotto la curva quasi a chiedere scusa per la loro esibizione», con Totti che dice: «Mi spiace, non abbiamo colpe». La Digos ritiene che le minacce in questione facciano parte di una vera e propria «strategia» del tifo violento. Poco tempo prima, la squadra era stata infatti contestata anche a Trigoria, dopo due partite disastrose contro il Chievo e contro la Sampdoria. L’unico a ricostruire puntualmente i fatti, era stato De Sanctis. «Mi hanno gridato più volte “napoletano di m…” e “mercenario”… io mi sono sentito ovviamente intimorito», aveva detto a verbale.










