
Ad altri allenatori sì, perché è evidente da mesi che Luciano vorrebbe mollare a fine stagione. Ascoltandolo e vedendo i suoi occhi lucidi domenica sera, è sembrata di nuovo una certezza. In realtà Monchi e gli altri dirigenti sperano ancora di convincerlo a restare mentre sfogliano la margherita del possibile sostituto, preferibilmente italiano: Conte era la primissima scelta ma è inavvicinabile (l’Inter gli offre 14 milioni e forse non basteranno a portarlo via dal Chelsea), Sarri viene subito dopo ma è blindato dal contratto firmato con De Laurentiis, gli altri, da Di Francesco a Gasperini fino all’«italianizzato» Paulo Sousa, non possono convincere appieno. Così la Roma resta sospesa tra la speranza di battere la Juve domenica per chiudere al secondo posto il campionato e la voglia di costruire un futuro con molte più certezze.
Dagli Usa Pallotta osserva basito quanto accade nella Capitale impazzita. E si schiera con Spalletti: «È stato molto bello vedere tutti i tifosi applaudire Totti – dice il presidente – e la sua mostruosa classe, ma la squadra viene sempre prima di tutto. L’allenatore ha fatto il cambio giusto, perché stiamo combattendo per l’accesso alla Champions League. E comunque se avesse messo Totti gli ultimi cinque o sei minuti qualcuno avrebbe detto che non sarebbe stato rispettoso». Poi la frase che sembra chiudere in anticipo il secondo capitolo di Spalletti in giallorosso: «Non potrei biasimarlo – spiega Pallotta – se dovesse lasciare la Roma, perché i media scrivono sciocchezze ogni settimana. Aspettate la fine della stagione perché avrò molto da dire, vi racconterò tutta la storia».
Lo stesso intende fare il tecnico. E Totti? Per ora continua a tacere, ormai si è arreso all’idea di smettere a fine anno ma non riesce a dirlo, lo farà nelle prossime settimane. Non ce l’ha fatta all’evento della Nike prima del derby, Monchi a quel punto è stato costretto a ribadire quanto previsto dal contratto, ma rimane il nodo del ruolo da dirigente. Intanto tutti parlano tranne Totti. Da Malagò, «chiunque immaginava un finale diverso», a Zeman, «è il più grande e deve fare quello che si sente», tonnellate di brace su un fuoco che arde. E la Roma è costretta a subire.










