
L’IDENTIKIT – Non ingannino infatti le parole concilianti di Pallotta nei suoi confronti, rilasciate lunedì al Messaggero.it. Perché se il presidente ha preso le sue difese sul caso-Totti, gli ha anche indicato l’exit strategy da utilizzare («Se dovesse lasciare la Roma non potrei biasimarlo perché i media scrivono sciocchezze ogni settimana») che tra l’altro Lucio ha già individuato da tempo. Perché «le sciocchezze dei media» è sia la formula magica che fa presa in città per giustificare l’ultimo successo romanista targato ormai dieci anni fa, che l’alibi perfetto per club e tecnico per voltare pagina. Il profilo che cercano a Trigoria è quello di un tecnico ‘italiano’ che non abbia legami pregressi con la piazza. Depennati dalla lista Sarri e Gasperini, rimangono Montella, Di Francesco (che aspettando una telefonata dalla Roma rischia seriamente di essersi precluso la panchina della Fiorentina) e… Paulo Sousa, portoghese soltanto di passaporto. Detto che tra Spalletti, Zeman, Andreazzoli e il possibile ritorno di Vincenzo già prima del boemo si è spesso bypassata la seconda condizione, il nome più credibile per ora è quello del tecnico del Milan.
TIRI MANCINI – Che potrebbe lasciare il posto a Mancini, indicato però dalla stampa francese anche come il possibile sostituto di Emery al Psg. Tecnico spagnolo che, nemmeno a dirlo, è il primo nome del ds Monchi. Il paradosso è servito: proprio Mancini, il primo avvicinato per il post-Spalletti, potrebbe indirizzare comunque la scelta della Roma. Come? Accasandosi a Milano o a Parigi e liberando uno tra Montella e Emery, che si trasformerebbe nel prescelto di Pallotta.










