
ANIMALETTI VERI – «Abbiamo giocato da squadra tignosa, cambiato anche qualcosa soffrendo con durezza – dice il tecnico giallorosso –. Ci interessava solo vincere la partita, nient’altro. E tutta la settimana abbiamo lavorato per questo, focalizzandoci sul secondo posto La differenza l’hanno fatta le persone che siamo: abbiamo avuto la perseveranza di ribaltare le situazioni, di lavorare sempre credendo prima o poi di poter raccogliere i frutti di quel lavoro. Questi (la Juve, ndr) hanno un animaletto dentro che si chiama proprio tigna, ogni volta che ci giochi contro viene fuori. A noi mancano, ma Nainggolan è uno di questi, i suoi comportamenti fanno la differenza. Non voleva neanche uscire dal campo. Ora è fermo un’altra volta, ma sono sicuro che per la prossima partita recupererà. Chi non ha questo animaletto è difficile da stimolare sempre, ogni volta. E chi non ce l’ha capita che poi ti sbaglia le partite decisive». Ieri, in verità, la partita tra i giallorossi l’hanno indovinata un po’ tutti. «Nel primo tempo non siamo stati bravi a difendere andando avanti, nella ripresa invece abbiamo fatto meglio: Salah è stato più bravo a giocare tra le linee, Rüdiger ha spinto anche se gioca meglio da centrale. Se lo fai spingere, magari ti manca un po’ nella fase difensiva». E allora si passa al futuro: «Penso solo alle prossime due partite, dobbiamo assolutamente vincerle. Rimpianti scudetto? Non ne abbiamo, siamo solo felici per questa vittoria. Tra 15 giorni diremo tutto. L’Inter? È polvere per farci vedere meno chiaramente il nostro obiettivo».
IL FUTURO – Quindici giorni, quindi, in cui la Roma probabilmente proverà davvero a convincere Spalletti a restare. «Del futuro parleremo alla fine del campionato e poi vedremo come impostare il lavoro del prossimo anno, a partire dall’allenatore – aveva detto prima della partita il d.g. Mauro Baldissoni –. Di Francesco? Notizia priva di fondamento, ogni giorno ci abbinano un tecnico diverso: Montella, Di Francesco e poi Mancini. Posso dire che il prossimo allenatore della Roma sarà bravo». Ieri, per esempio, all’Olimpico c’era Paulo Sousa, un altro tra i nomi associati alla panchina giallorossa. Soprattutto dopo lo sfogo di Spalletti a Milano, una settimana fa, quando disse che se avesse potuto tornare indietro non sarebbe più ritornato alla Roma. «Ma va contestualizzare la risposta sull’ennesima domanda su Totti – chiude il d.g. –. Ci siamo trovati a gestire l’addio al calcio di Totti, il più importante giocatore italiano della storia. Il suo sfogo era legato a questo, ma Francesco avrà una grande carriera anche da dirigente».










