
L’altra marcia è quella lenta dell’addio al calcio di Totti. Chi l’avrebbe detto che la carriera di Francesco potrebbe ancora chiudersi con quello scudetto atteso da 16 anni. Nemmeno Spalletti pare crederci davvero, se sostiene che «il titolo lo vincerà la Juve perché l’ha meritato. Per noi però è l’occasione di rigiocare i preliminari col Porto». Intende che la squadra, fallito l’accesso alla Champions ad agosto, ha l’occasione di riprendersela con 9 mesi di ritardo. A questo lega il proposito di restare, sostenuto dalla voglia di non spostare di nuovo la famiglia. La Roma spera e insiste, ma si è cautelata con Di Francesco, che ha rotto ieri col Sassuolo. Anche per questo, dal tecnico nessun “regalo” al capitano, nemmeno nell’ultima trasferta della sua vita da atleta: «Lo tratto come tutti, per questo qualche volta l’ho penalizzato e mi dispiace». Dispiaciuto del crepuscolo triste, solo 180’’ con la Juve senza toccar palla per poi fuggire negli spogliatoi, è pure Totti. Ma i cattivi pensieri si traducono solo in battute ironiche: «Dillo tu, Francesco il 28 non viene…», ha detto ridendo a un bimbo non vedente in visita a Trigoria. E poi ai fotografi che lo tallonavano alla stazione: «Le foto le potete fare pure l’anno prossimo». Magari con una mise diversa da quella di calciatore.
Nell’attesa, il club e i fedelissimi di Francesco parlano tutti i giorni delle celebrazioni del 28 maggio, quando per l’occasione sarà a Roma pure Pallotta. Sarà una “festa”, ma non un Kolossal: a fine gara – perché per la Roma i 90’ col Genoa varranno tanto – l’Olimpico trasmetterà i video messaggi inviati da fuoriclasse amici di Francesco, da Beckham (si è speso in prima persona l’ad Gandini) a Ronaldo il Fenomeno e Messi, più altre sorprese organizzate dai familiari. La Roma dovrebbe giocare quel giorno con la maglia della prossima stagione, l’ultima occasione utile per “sfruttare” il treno Totti (ma di maglie col 10 sono certi di venderne ancora per anni). Francesco pensa comunque anche a una serata-evento, più avanti: non a giugno, non ci sono i tempi tecnici per organizzarla, e non una triste partita d’addio. Allo studio varie soluzioni: un’esibizione sportiva o un palco con compagni e avversari storici. Magari al Circo Massimo. Sempre che la sorte non regali un’occasione migliore per riempirlo.










