
IL POST – Per questo il messaggio pubblicato su Facebook intorno all’ora di pranzo ha sorpreso più nella forma che nei contenuti. Ha scritto Totti: «Roma-Genoa, domenica 28 maggio 2017, sarà l’ultima volta in cui potrò indossare la maglia della Roma. È impossibile esprimere in poche parole tutto quello che questi colori hanno rappresentato, rappresentano e rappresenteranno per me. Sempre. Sento solo che il mio amore per il calcio non passa: è una passione, la mia passione. È talmente profonda che non posso pensare di smettere di alimentarla. Mai. Da lunedì sono pronto a ripartire. Sono pronto per una nuova sfida». Come si può immaginare, due sono le frasi chiave che hanno turbato l’opinione pubblica giallorosso: 1) «potrò indossare» lascia capire come sia stata la società – in linea con quanto scritto sul contratto firmato un anno fa – a decidere che non ci sarebbero stati ulteriori allungamenti. 2) «nuova sfida» non delinea invece nessuna ipotesi già definita. Com’è noto, per Totti è pronto un contratto di 6 anni con stipendio da dirigente «apicale», ma il ruolo che andrebbe a ricoprire non è stato ancora chiarito, anche se il d.s. Monchi ha già detto che lo vorrebbe al suo fianco. Già, ma a fare che? Ad imparare un nuovo lavoro, rispondono tutti nella Roma, perché al momento le qualità dirigenziali di Totti sono sconosciute persino a lui. Intendiamoci, i dirigenti sanno bene come il campione stia attraversando un momento difficile, visto che il passaggio dal calcio giocato alla scrivania è emotivamente dirompente, ma è vero che il desiderio di voltare pagina ha la priorità.
USA O ARABIA – Nella bufera mediatica, si nota come il dialogo stentato tra Totti e la proprietà – non favorita dalla gestione inutilmente ruvida da parte di Spalletti e dal flebile rapporto col presidente Pallotta – abbia lasciato incancrenire quello che da tempo si annunciava come un problema. Per questo motivo, il messaggio di Totti è apparso un modo per dire: io vorrei continuare a giocare, qui a Roma non me lo fanno più fare, perciò accetto delle proposte serie: astenersi perditempo. Spazziamo il campo da altre ipotesi: a livello dirigenziale le pur lusinghiere proposte in grado di giungergli dalla Figc o dal Coni – dichiarazioni in questo senso nei giorni scorsi non sono mancate – non potrebbero neppure avvicinare lo stipendio sottoscritto con la Roma, e quindi non saranno prese in considerazione. Resta il calcio giocato, che oscilla essenzialmente intorno a due poli: gli Stati Uniti e i Paesi Arabi. Nel primo caso la meta preferita sarebbe il Miami di Nesta (Seconda Divisione), che assicurerebbe facili collegamenti con l’Italia e un torneo più agevole per un atleta che a settembre compirà 41 anni. Certo, le trasferte negli Usa sono sempre lunghe, ma sarebbe il prezzo da pagare per continuare a toccare il pallone. L’altra ipotesi sarebbe il Medio Oriente. Aspetta un’offerta da Doha, in Qatar, mentre a Dubai, negli Emirati, qualcosa potrebbe muoversi. Chissà, magari proprio nell’AlNasr, che ha appena ingaggiato Prandelli, o nell’AlFujairah di Maradona. L’importante però è che siano proposte serie, perché non sono infrequenti contratti finiti davanti ai tribunali. Ipotizzare la sospensione del contratto dirigenziale per un anno? Possibile, ma difficile. Qui decide Pallotta.
E IN ITALIA? – Ma Totti è anche un marchio, e così ci sono stati anche delle situazioni italiane che hanno seguito la vicenda. Il club più intrigato, per amicizia, è la Samp di Ferrero, ma anche Campedelli e lo stesso Montella gli hanno detto scherzando di non dimenticare Chievo e Milan. L’impressione, però, è che il capitano della Roma non potrebbe andare a giocare in una club italiano. Anche i tottiani più convinti non capirebbero, soprattutto ora che si preannuncia per domenica una festa struggente per l’addio. Si pensava al calcio, mentre forse sarà «solo» alla Roma. A meno che l’arrivo di Di Francesco sulla panchina non aiuti a traghettare Totti sull’altra sponda del calcio nel modo meno doloroso possibile. In fondo, è l’augurio migliore che si possa fargli.










