
Uno scenario inedito per restare protagonista seppure lontano dai riflettori della prima squadra. O da quelli della tv, a sentire Costanzo: «Al massimo lo vedo opinionista in un programma sportivo: la sua carriera televisiva iniziò con un incontro in un ristorante, io, lui, il suo braccio destro Vito Scala, e una persona della Mondadori per il libro di barzellette. Una trasmissione di Totti con la moglie Ilary non la vedo invece, abbiamo già avuto Sandra e Raimondo, basta». Meglio far coppia con Monchi, che lo vuole dirigente al proprio fianco. Ballano 3,6 milioni da dividere per i prossimi 6 anni: dovesse decidere di partire, la Roma non pensa di “congelarli” in attesa del ritorno. Più dei soldi, potrebbe convincere Totti a restare la prospettiva di una stagione accanto all’amico Di Francesco, vicinissimo a diventare l’allenatore della Roma. Monchi, dopo averci parlato, s’è convinto a puntare sul 47 enne che nella capitale è stato da giocatore con Zeman e Capello e team manager con Spalletti. Il legame con la città e con Totti rappresenta paradossalmente l’unica perplessità di Trigoria, che però dovrebbe annunciarlo tra martedì e mercoledì. Difficile comunque che qualcuno si sbilanci prima di domenica. Quando oltre a Totti l’Olimpico dirà addio pure al portiere Szczesny, all’ex ds Massara, al team manager Zubiria, forse addirittura a De Rossi, che non ha ancora rinnovato il contratto in scadenza. E ovviamente al “nemico” Spalletti: all’inizio della settimana prossima la firma sul contratto con l’Inter. «Se non vinco me ne vado, se non fanno il contratto a Totti me ne vado», disse tra gennaio e febbraio. Oggi nessuno può rinfacciargli di non essere stato di parola.










