
Date di massima che, però, spaventano la Roma e la Eurnova di Luca Parnasi, che ieri ha incontrato il dg giallorosso Mauro Baldissoni allo studio Tonucci: la votazione deve arrivare prima del 15 giugno, non un attimo dopo. Altrimenti addio a Tor di Valle. Un’ipotesi che spaventa il Comune. Perdere lo stadio equivarrebbe a perdere decine, forse centinaia, di migliaia di voti. Ecco, allora, una tabella di marcia decisamente più rassicurante: la delibera di pubblica utilità sulla nuova arena dei giallorossi, assicurano da Palazzo Senatorio, approderà in giunta tra l’8 e il 9 giugno e il 13, al massimo il 14 in aula Giulio Cesare. A quel punto via alla consultazione in consiglio, con il rebus della tenuta della maggioranza M5S. Tra i 29 consiglieri ce ne sono almeno tre in aperto contrasto con il «cemento» alla periferia Sud della capitale. Ed è per questo che oggi l’assessore all’Urbanistica Luca Montuori presenterà il masterplan alle opposizioni. Ogni voto può essere decisivo per sopperire a possibili assenze tattiche dei grillini ortodossi.
Nelle planimetrie che verranno mostrate a centrosinistra e centrodestra c’è anche il ponte di Traiano. È quello che congiunge lo stadio e il business park alla Roma-Fiumicino. Lo svincolo, decisivo per avere il via libera dalla prefettura, ad oggi non è però previsto nel pacchetto di opere pubbliche a carico dei privati. Poco importa: il Comune confida che alla fine i proponenti saranno costretti a realizzarlo, spendendo altri 95 milioni per non rinunciare a tutto l’investimento. Fondi privati, perché quelli già stanziati dal Cipe per il ponte dei Congressi, progetto bloccato, non possono infatti essere spostati su quello di Traiano. Dei ponti si riparlerà nella nuova conferenza dei servizi. Per ora, però, almeno per il Campidoglio, la palla passa ai privati.










