
SERATA NO – Stefano Vecchi dimostra di avere il pedigree del vero stratega: si presenta con un inedito 4-2-3-1 sorprendendo la compagine romanista e suggerendo a Emmers di andare a pressare il primo portatore di palla. La mossa sortisce l’effetto sperato perché per la Roma riuscire ad arrivare sulla trequarti è compito assai arduo, complice anche la diga composta da Awua e Carraro che non lascia passare uno spiffero. L’Inter fa la partita nella prima metà di gara, ma l’unica chance per passare capita sulla testa di Pinamonti con Crisanto che si esalta nella risposta d’istinto. De Rossi scuote la testa, Antonucci non trova il guizzo e né Tumminello e tantomeno Soleri hanno palloni per rendersi pericolosi. Solo nel finale di tempo qualcosa si comincia a vedere, ma senza troppa convinzione.
EMMERS NON PERDONA – L’Inter capitalizza al massimo quanto fatto vedere nei primi 45’ trovando il gol in apertura di secondo tempo: ci pensa Emmers a bucare Crisanto dopo aver aggirato agevolmente Ciavattini sull’invito al volo di Belkheir. La Roma protesta per un presunto fallo ai danni di Bordin in avvio di azione non ravvisato da Giacomelli, ma quel che manca veramente è una reazione degna di tal nota. Anche perché i nerazzurri non rinunciano ad attaccare e pur badando maggiormente a non scoprirsi hanno almeno un paio di opportunità per chiudere la gara, pur se non sfruttate da Valietti e Bakayoko. L’unica vera chance per ristabilire la parità capita sulla testa di Tumminello che non inquadra la porta da distanza ravvicinata. Nel finale De Rossi le prova tutte: con Valeau e Cappa cala tutta l’artiglieria pesante, ma la difesa interista non cede un centimetro. E’ un epilogo amaro: svanisce il sogno del Triplete, si chiude un’annata vissuta un po’ sull’altalena ma che lasciava prefigurare un finale dannatamente bello ed entusiasmante. Ha vinto chi ha avuto più fame, ma la Roma può uscire comunque a testa alta.










