
CRESCITA – Era il 2004 e la Roma ancora non poteva sapere che di lì a molti anni si sarebbe interessata (e non poco) a lui. Non era neppure facile accorgersi delle sue qualità di terzino perché all’epoca, come tutti i bambini, amava giocare in attacco. I primi allenatori lo piazzavano a ridosso della prima punta, come trequartista, intuendo di avere a che fare con un ragazzo dal piede delicato.
APPARIZIONE – E’ stato molto più abbagliante, Karsdorp, quando ha cambiato ruolo. E’ successo all’età di 16 anni, sempre nelle giovanili del Feyenoord. E così, nel momento di incrociare la Roma in Europa League a soli 19 anni, mentre i teppisti olandesi devastavano la Barcaccia di Piazza di Spagna, Karsdorp ha dimostrato di essere già pronto per il calcio dei grandi. Non era ancora sufficientemente maturo, chiaro, ma la personalità con la quale aggrediva la fascia destra, sia portando palla che sovrapponendosi, è saltata agli occhi di Sabatini, allora ds della Roma, e anche di Eusebio Di Francesco, che allenava il Sassuolo ma alle partite della Roma per affetto dava sempre un’occhiata. L’ultimo anno, sotto la guida di un ex terzino d’assalto come lui, cioè Giovanni van Bronckhorst, Karsdorp ha raggiunto il massimo delle sue possibilità olandesi. Intanto perché ha vinto il campionato, che il Feyenoord aspettava di festeggiare da 18 anni, ma anche perché è stato una locomotiva a vapore sempre accesa, su e giù, tra cross precisi e passaggi filtranti che hanno attirato l’attenzione di almeno tre club italiani: Roma, appunto, e poi Inter e Napoli. Ha giocato anche 3 partite intere con la nazionale. Il Feyenoord chiede 12 milioni. Ma forse Karsdorp li vale perché invece di essere d’argento come la sua città, il suo piede è d’oro.










