
FAR WEST – Manolas, subito dopo quel finale da far west innescato proprio dalla discussione tra lui e Dzeko (finale in cui il greco Gianniotas ha perso due denti, dopo essere stato colpito con un pugno da un assistente di Bazdarevic) ha commentato così i fatti: «Certe cose non dovrebbero mai succedere. È stata una vergogna, i bosniaci hanno mancato di rispetto al nostro inno nazionale. Queste cose non rappresentano il calcio. Noi dobbiamo pensare a giocare a pallone, invece a Zenica sembrava una guerra. Certe cose andrebbero risolte nei tribunali». Insomma, non proprio parole tendenti a stemperare la situazione, anzi. Di certo c’è che Manolas ha un carattere fumantino e che anche all’interno del gruppo giallorosso non è visto benissimo da tutti. Nel senso che ha un modo di fare un po’ così, poco propenso alla vita di gruppo.
LA MICCIA – La Roma, dunque, ufficialmente non commenta. «Cose di campo», è il messaggio che ieri girava a Trigoria. Per di più successe lontano dal mondo giallorosso, almeno apparentemente. Prima o poi, però, bisognerà affrontarla la situazione, soprattutto se Dzeko e Manolas (che sta per rinnovare il contratto a 3 milioni di euro a stagione) non ci penseranno da soli a chiarirsi. L’attaccante bosniaco e il difensore greco, infatti, sono due dei giocatori su cui il d.s. Monchi punta per costruire la squadra della prossima stagione, due di quelli che dovranno costituire anche parte dell’architrave di Di Francesco. E lasciare strascichi potrebbe essere pericoloso. Soprattutto, poi, perché la discussione sembra nata anche per motivi extracalcistici. All’andata, infatti, c’erano già stati dei problemi, con Dzeko che arrivò ad abbassare i pantaloncini ad un avversario (Sokratis), mentre sugli spalti campeggiava uno striscione vergognoso (sul massacro di Srebrenica) sul quale la federazione greca poi intervenne, scusandosi pubblicamente. Stavolta niente scuse. Forse arriveranno più avanti, tra Dzeko e Manolas. Forse.










