
In quell’occasione si parlerà anche del caso-Grancio, con la consigliera ribelle (attivista molto stimata dalla base grillina, ex presidente di un comitato di quartiere) che intanto domani dovrebbe subire il “processo” da parte del suo gruppo. Una riunione che potrebbe chiarire se e come rientrerà il dissenso. La Grancio sta preparando la sua difesa, forte degli attestati di stima e solidarietà ricevuti in queste ore. «Mi hanno chiamato in tanti», racconta. Non fa nomi ma tra di loro, assicura, non c’è nessun big, nessun “portavoce” nazionale. «Non ho mai cercato sponsor — spiega — ho agito con senso civico portando avanti posizioni politiche che in passato, sullo Stadio della Roma, erano state di tutto il Movimento». Tra l’altro, con la sua scelta di non votare, Grancio sostiene di aver tutelato «da una parte la mia dignità ma dall’altra anche la mia maggioranza». Non sarebbe la defezione della Grancio, insomma, a mettere a rischio l’esito del voto sulla delibera. Eppure, i 5 Stelle hanno voluto dare un segnale, anche per stoppare il dissenso interno sullo Stadio. Della stessa posizione della Grancio, infatti, ci sarebbero alcuni consiglieri del IX Municipio e altri tre o quattro consiglieri comunali, pronti “a darsi malati” al momento del voto in Aula previsto entro mercoledì 14, in tempo per la dead line del 15, più volte sbandierata dalla maggioranza. «Ma quella è una scadenza che interessa più alla Roma che al Campidoglio — rincara la dose la Grancio — tutta questa fretta è sbagliata». La sindaca, però, tira dritto. Ieri ha rivendicato tutta l’operazione: «Tabella di marcia rispettata. Adesso nei tempi previsti si esprimerà definitivamente anche l’Assemblea. Vigileremo. Il mancato rispetto anche di una sola delle condizioni necessarie comporterà la decadenza del pubblico interesse».










