
L’ALTRA PAGINA – Dopo sei anni circa di Sabatini, ecco Monchi, che ha un altro metodo e/o tecnica di comunicazione: sulle compravendite non si può fare un raffronto perché lo spagnolo è arrivato solo ora, ma è già diventato un idolo per aver portato giocatori lavorando in gran segreto, mentre prima qualche spiffero partiva. Al di là di questo Monchi, che oggi sarà a Londra – non ci sarà Baldini, mente Baldissoni è nella City da ieri – per presentare Di Francesco a Pallotta (oltre che per chiudere la cessione di Salah), parla spagnolo ma si fa capire. E’ diretto, usa meno aforismi, calcia di collo pieno, dritto per dritto, senza l’effetto. A domanda: che ore sono, risponde, sono le 12,30 (etc etc). E ancora: «Ci sono zero possibilità che Ruediger parta»; «la Roma non è un supermercato». La bugia a fin di bene la si concede a chi deve lavorare -come sostiene il dg Baldissoni – nel segreto industriale del calciomercato, quindi passi per i Sabatini e per i Monchi e se Ruediger partirà non ci stupiremo.Ma l’impressione che si ha studiando il ds spagnolo è quella di trovarsi davanti uno che usa la parola non per definire l’astratto. Esempio: «Non rinnovare il contratto a DeRossi sarebbe da imbranati». Boom, chiarissimo. Colpì anche quando disse: «Sono venuto alla Roma anche per il piacere di lavorare con Spalletti», pur sapendo che già era andato via. Monchi usa un’altra lingua ma si fa capire, evitando i verbosismi. E comprare prima di vendere è una tecnica che funziona sempre. «L’importante è non comprare male», va dicendo lo spagnolo. Altra frase che ci garba. Per ora Monchi ci piace, se un giorno dovesse – a nostro avviso – sbagliare, ci piacerà meno. Succede, Monchi lo sa, è un uomo di mondo.










