
Nelle carte depositate agli atti del processo che si aprirà il prossimo 6 novembre al tribunale civile, Grancio chiede ai giudici di esprimersi sulla legittimità del “non statuto” grillino. Quindi il paragone per salvare la consigliera messa al bando per una domanda in una commissione pubblica. «Sul punto — si legge nelle carte depositate negli uffici di viale Giulio Cesare — si evidenzia che il voto contrario alle indicazioni dei gruppi parlamentari non è mai stato motivo di provvedimento disciplinare». In Senato, per esempio, i voti pentastellati contrari alle direttive di scuderia oscillano da un minimo di 43 a un massimo di 218 per eletto grillino, con una media di 120 voti contrari a testa. «Io, invece, sono stata fatta fuori per un nulla», ha ripetuto più volte Cristina Grancio via Skype. Applausi dai 50 grillini della riunione RomaPartecipa 2.0 e critiche dalla collega che più di tutte per lei si era esposta: «Non condivido la scelta di Cristina — ha scritto Monica Montella su Facebook — perché ritengo suicida la scelta di dare mandato ad un avvocato che ha sempre portato avanti cause contro il Movimento».
La base romana, però, esulta. E, stufa delle beghe capitoline, guarda al Piemonte: «Tra noi ci sono attivisti di Torino. Sappiate che Roma ha una grande ammirazione per Chiara Appendino». È uno dei flash dalla riunione di ieri. L’unica a inviare messaggi di unità è stata la presidente del municipio III Roberta Capoccioni. Per il resto, mal di pancia. Come quello di Gaetano Savoca del tavolo bilancio: «Ho incontrato la sindaca in Campidoglio perché conoscevo Salvatore Romeo — ha ammesso candidamente l’attivista — ma nulla si è mosso. Ti perdono tutto caro Virginia: i 30 chilometri orari sulla Salaria, il dossieraggio contro De Vito, Marra. Ma la distanza da noi proprio no». E giù altri applausi: «Il programma 5S è stato tradito».









