
VERSO PINZOLO – Nel primo ritiro dell’era americana nel 2011, quello passato alla storia per la faccia di Totti quando vide l’intervista di Baldini a «Repubblica» in cui era stato definito «pigro», Luis Enrique aveva tre portieri che non erano titolari e Stelekenburg arrivò in corso, in difesa solo Cassetti e Rosi che poi restarono, a centrocampo e in attacco il gruppo era più completo ma Lamela, Osvaldo, Gago, Kjaer e gli altri non erano ancora stati presi. Stavolta, invece, esclusi i nazionali, Di Francesco avrà i nuovi a disposizione tra montagna e soprattutto Stati Uniti. Monchi, infatti, sta cercando di consegnarli la rosa completa per fine luglio, per dare al nuovo allenatore almeno tre settimane di tempo per poter lavorare in serenità, considerando che la Roma non avrà neppure i preliminari di Champions, come lo scorso anno.
LAVORI IN CORSO – Mancano ancora parecchi tasselli, in entrata e in uscita, ma visto che la Roma, partite escluse, in America farà tappa a Boston, i calciatori avranno la possibilità di lavorare con il nuovo allenatore per un paio di settimane di fila, in campo e fuori. Conoscersi tatticamente e umanamente: Monchi e Di Francesco stanno cercando di fare in modo che ci siano pochi arrivi (e partenze) last minute, per fare gruppo fin dai primi allenamenti e vedere subito chi può essere utile – e come – alla causa. Anche perché quel «voglio lavorare sulla specificità dei ruoli» detto dal tecnico in conferenza stampa è stato condiviso pienamente dal direttore sportivo, fin dai primi incontri qualche mese fa. Speedy Monchi è già all’opera, dalla prossima settimana toccherà a Di Francesco.










