
ANCHE CENTRALE – Kolarov non è un colpo alla Monchi, ma un’occasione di mercato da cogliere al volo per tamponare l’infortunio a sinistra del titolare Emerson Palmieri, out fino a novembre. La Roma ha dunque scelto un profilo d’esperienza, pronto all’uso per Di Francesco. E pazienza – crede Monchi – se l’arrivo blocca di fatto la possibilità di inseguire altri extracomunitari da qui in avanti. Tra l’altro il serbo nell’ultima stagione ha giocato molto – 40 presenze stagionali 29 in Premier – ma non sempre da laterale: Guardiola in molte occasioni lo ha impiegato da difensore centrale. Con questa operazione la Roma sforerebbe il tetto dei 200 milioni (195,35 bonus esclusi, prima di Kolarov) di giro d’affari in questa sessione di mercato, tra entrate e uscite. Una cifra monstre, a maggior ragione in considerazione delle parole di James Pallotta di un mese e mezzo fa: «La Juventus ha giocatori che fanno bene perché stanno insieme da tanto tempo. È così che dovremo fare anche noi, senza più fare tante compravendite».
UNDER IN USA – Non è andata così, non poteva andare così. Oggi il d.g. Baldissoni, il turco Under (che ha ottenuto il visto) e Defrel raggiungeranno Boston. Non Monchi, che lavora ancora sul mercato. Il d.s. ha in testa l’arrivo di altri tre giocatori, un vice Alisson se Skorupski partirà (è pronto Mirante), un difensore centrale e il tocco di classe in alto a destra. Il nome è quello di Riyah Mahrez, ieri in gol a Hong Kong nell’amichevole tra Leicester e Wba. A Trigoria si respira grande fiducia, per l’affondo probabilmente si deve aspettare il rientro del club inglese dall’Asia, in programma dopo l’ultimo test di sabato. Serve un rilancio da 30 milioni, la prima offerta da 23 è stata già rigettata. Ma Monchi fa leva sul gradimento del giocatore, che per il momento non ha ancora forzato la mano con il suo club.
PALLOTTA, TOTTI E STADIO – Magari con l’ok di Pallotta, che al roadshow della Lega a New York ha affrontato il tema Totti: «Abbiamo parlato a lungo del suo nuovo ruolo – ha detto –. Farà sempre parte della Roma». Poi su Tor di Valle: «Tra 10 giorni ci sarà l’ok definitivo per lo stadio, a febbraio partiranno i lavori. A Roma ho imparato presto che vincere il derby è quasi più importante dello scudetto». Proprio sicuro?










