
C’era bisogno di un’invenzione, di un colpo di bacchetta che rovesciasse la situazione. Cosa che gli è riuscita benissimo. Nainggolan aveva fatto discretamente male all’Inter spallettiana. Fornendo a Dzeko l’assist per lo stop di petto e il gol di collo-piede, e stampando il pallone sulla base del palo con una botta fortissima facendo venire uno stranguglione all’ex. Icardi ci ha messo parecchio ad orientarsi e solo alla fine del primo tempo ha impegnato Allison con tiro da par suo. In ogni caso bilancio del primo tempo, due pali (ce ne è anche uno iniziale di Dzeko) e un gol di una Roma non particolarmente eccitata e avvelenata di fronte alla squadra del suo vecchio allenatore. E con un Di Francesco che forse ha inconsciamente risentito del confronto. Spalletti ha modificato l’Inter in quella zona di campo dove soffriva di più, via Gagliardini e via Nagatomo per Joao Mario e l’esordiente Dalbert, fino a ottenere l’accensione dell’Inter. L’attacco interista è venuto fuori: Icardi, fuoriclasse dormiente, imbeccato prima da Candreva e poi da Perisic ha segnato i due gol da grande attaccante che ribaltano la partita. E Vecino, uno dei quattro cinque nuovi dell’Inter non precisamente delle superstar che l’allenatore stesso si aspettava, ha addirittura chiuso il il conto. Mentre la Roma continuava a prendere pali (dopo Dzeko e Nainggolan anche Perotti) l’Inter di Spalletti andava sul concreto. Da De Rossi ad Allison, da Nainggolan a Dzeko al fischio finale l’ex amante è andato a salutare uno per uno tutti i romanisti, mentre dalla curva ancora lo fischiavano. Spalletti ha imboccato il tunnel e via, con un ghigno di malcelata soddisfazione.










