
RINCORSA – Adesso, approfittando di due settimane di allenamento consecutive a Trigoria, Gonalons ha provato a scalare posizioni: è rimasto a Roma, si è diviso tra il centro e lo zoo da visitare con moglie e figli (già iscritti alla scuola internazionale, mentre la casa è a Casal Palocco), ha scelto di restare a lavorare per adattarsi meglio alla nuova realtà. E anche se con la Chapecoense non ha impressionato, nonostante avesse accanto un titolare come Nainggolan, piano piano inizia a prendere confidenza con un calcio completamente diverso da quello a cui era abituato. Molto più fisico, molto più rapido e, soprattutto, molto più verticale, come gli chiede quasi ossessivamente Di Francesco.
DUE MESI – Arrivato a luglio, presentato a Pinzolo, Gonalons ha avuto modo di lavorare col tecnico fin dall’inizio della preparazione. Per un giocatore della sua esperienza si pensava che l’ambientamento potesse essere più immediato, ma la concorrenza a centrocampo e la difficoltà nel cambiare vita, paese e calcio dopo una vita hanno complicato un po’ le cose. Adesso sembra pronto a dare una mano, difficilmente in Champions contro l’Atletico, dove i muscoli e la grinta di De Rossi serviranno eccome, forse anche più delle geometrie, ma tra Genova e Verona – in casa sabato 16 – il suo momento sembra arrivato. Anche perché, pur non essendo ancora rapidissimo di gambe, a livello di pensiero è uno capace di interpretare bene i movimenti che l’allenatore chiede al suo regista e nell’anno che porta al Mondiale non è detto che non voglia provare a giocarsi fino in fondo le sue carte. D’altronde, nella Francia che ha faticato e non poco contro il Lussemburgo un costruttore di gioco della sua esperienza potrebbe pure essere utile, a patto però di giocare con il club.
SALUTI – Cosa che nel Lione magari avrebbe fatto con più continuità, ma Gonalons sentiva che era arrivato il momento di cambiare aria e il club aveva bisogno – anche – della sua cessione per snellire il monte ingaggi. I cinque milioni incassati per il prezzo del cartellino non sono niente rispetto a quelli presi per Lacazette e Tolisso (in due quasi 100 milioni), ma salutare il capitano era ritenuto necessario per il bilancio e anche per la ricostruzione della squadra. Ricostruzione che non deve essere fatta a Roma ma, quello sì, il suo rapporto di campo col club giallorosso, messe le fondamenta, aspetta ora qualcosa di più solido. Magari già a partire da sabato sera contro la Samp.










