
FIDUCIA – Se sarà davvero così lo dirà il campo, intanto si gode la stima dell’allenatore e la fiducia dei compagni, e si gode pure il fatto che sarà a Marassi da titolare contro una squadra, la Samp, che la scorsa stagione, quando era certo che sarebbe andato via dall’Inter, aveva fatto un sondaggio per capire se ci fosse o meno la possibilità di prenderlo: «Andare a giocare su quel campo è sempre difficile. Zapata è un attaccante molto forte fisicamente, poi ci sono Quagliarella e Caprari che sanno fare i movimenti giusti, quindi dobbiamo stare attenti a questi calciatori e non solo, anche Barreto si inserisce sempre. L’importante sarà essere concentrati per tutti i 90’». Nessuna dichiarazione clamorosa, classiche cose che si dicono alla vigilia delle partite, ma la sensazione è che Juan Jesus le dica davvero con convinzione perché se la Roma, contro l’Inter, avesse giocato per 90’ come ha fatto la prima ora le cose sarebbero andate diversamente.
SCUDETTO – «È chiaro che dobbiamo migliorare in tutti i reparti – aggiunge – ed essere più corti anche negli ultimi minuti, perché contro l’Inter ci siamo allungati e ne hanno approfittato». La Roma andrà domani a Genova con 3 punti in due partite, quasi inutile sottolineare come a Trigoria alla classifica, in questo momento, non pensi nessuno: «Siamo rimasti delusi perché l’anno scorso abbiamo avuto la possibilità di vincere il campionato, ma siamo finiti solo 4 punti dietro la Juventus. Quest’anno abbiamo tante competizioni e sicuramente lotteremo per fare sempre bene. Sarà un campionato più bello. Il Napoli continua a giocare benissimo e la Juve mostra la sua forza. Inter e Milan hanno fatto un mercato importante, poi ci siamo noi e la Lazio. Siamo lì».
OBIETTIVI – Lì, appunto. Con la voglia di cercare rivincite, personali e di squadra: «Le ho giocate tutte in questa stagione e può essere una specie di rivincita per me – ammette Juan Jesus –. Ho sempre dimostrato il mio valore, anche all’Inter: quando in estate si facevano le varie formazioni io ero sempre fuori, poi appena iniziavano le stagioni ero titolare fisso. Io lavoro e cresco, a volte la gente dimentica che sono ancora giovane. Gioco da tanto ma ho ancora ventisei anni, quando parlano di me sembra che ne abbia 32. Sarà un anno importante per me e per la squadra, sono sicuro». La speranza di Di Francesco è che questa sicurezza continui a metterla in mostra anche in campo.










