
IN CAMPO – Nella loro prima vita, quella da calciatori, Di Francesco e Simeone si sono affrontati in dieci occasioni. È successo nel ‘91-92 (le sfide tra Pisa e Lucchese in B) e poi quando Eusebio indossava la maglia della Roma e Diego ballava tra Inter e Lazio e quando poi Difra è volato a Piacenza ed ha continuato ad incrociare il Cholo biancoceleste. In tutto, però, Di Francesco ha portato a casa due sole vittorie (il derby vinto 4-1 nel ‘99-00, tra l’altro da subentrato e una con la Lucchese), per il resto due pari e sei sconfitte (compreso il clamoroso 5-4 dell’Inter all’Olimpico del 3 maggio 1999, con Eusebio che segnò il 4-4 della speranza giallorossa e Simeone a siglare in extremis il 5-4). Insomma, non proprio un ruolino incoraggiante, su cui pesano anche 4 sfide saltate (i due derby del 2000-01, assente Difra, e due sfide con Eusebio a Piacenza). Stasera è l’occasione per iniziare a riscattarsi.
DENTRO O FUORI – Del resto, questo per Di Francesco è un esordio speciale. Perché nell’Europa dei grandi ci arriva con la squadra che sente più sua e perché qualcosa in Europa ha già fatto con il Sassuolo. Ma vuoi mettere, la Champions è tutta altra cosa. «Mi auguro sia un esordio vero, la Roma ha vinto pochino in Champions, può essere determinante per la qualificazione», dice lui. Già, ed infatti è già quasi dentro o fuori. Nel senso che vincere o perdere fa tutta la differenza nel mondo, mettendo in preventivo i sei punti (sulla carta) con il Qarabag. «L’Atletico è una squadra che ha identità, sa quello che vuole – continua il tecnico – Due finali di Champions non le fai per caso, si vede che c’è un grande lavoro, pure mentale. In questo Simeone è un grandissimo tecnico. E per poter competere con loro dovremo mettere in campo le loro caratteristiche, essere al loro livello dal punto di vista dell’equilibrio e della battaglia. Avremo bisogno di giocatori come Strootman, di carattere, che si assumano le proprie responsabilità. E che mettano sul campo tutto quel che hanno».
CARATTERE – Insomma, la strada è tracciata, alla faccia del (presunto) integralismo. Stasera, probabilmente, Di Francesco andrà sì a caccia del bel gioco, ma anche del furore agonistico. Insomma, un po’ spada e un po’ fioretto, perché poi le battaglie si vincono così, con qualità e personalità. «Voglio una squadra che resti sempre corta e compatta, sia nella fase offensiva sia in quella difensiva – chiude Di Francesco – Il fatto di non aver giocato a Genova può essere un vantaggio perché non abbiamo viaggiato, avendo più tempo per preparare questa sfida. Ma è sicuramente uno svantaggio per la classifica della A, perché vederci così indietro può non aiutarci mentalmente». Già, ma a quello ci si penserà da sabato, col Verona. Ora c’è l’Atletico di Simeone e Difra, per il suo esordio, ha qualche conto da sistemare.










