
I DATI – Premessa: che il gioco di Di Francesco sia dispendioso lo raccontano, ufficialmente e non, tutti i calciatori da lui allenati in passato. E così si spiega la pressante richiesta del tecnico di un mercato che allungasse il più possibile la rosa. Che ci siano alcuni giocatori ancora non al 100% è normale, certo. Che però lo sia la maggior parte dell’organico non è credibile. O quantomeno non può essere riconducibile alla tournée all’estero, cosa che ormai fanno la maggior parte (o tutti?) dei top club europei. Il paradosso, poi. Nel rileggere i dati si scopre che sono in qualche modo «migliorati» dalla prestazione con l’Inter, che però è anche l’unica sconfitta stagionale. Contro Spalletti la Roma tirò di più in porta dopo l’intervallo (anche se in maniera meno precisa), aumentò il possesso palla (da 45% a 54%) ma soffrì anche maggiormente le offensive di Icardi e compagni (9 tiri subiti, contro 5). Alla fine però il numero che spaventa di più, quello che fa tornare alla mente le (prime) parole di Dzeko, è l’unico tiro nello specchio della porta nei tre secondi tempi: troppo poco per chiunque, a maggior ragione per una squadra difranceschiana.
AVANZA SCHICK – Perché questa non è più la Roma di Salah, certo, quello dei 90 gol dello scorso campionato. Ma almeno adesso può consolarsi con l’esordio ormai imminente di Schick. Anche ieri il ceco si è allenato con i compagni, il problema accusato una settimana fa è ormai dimenticato e le sensazioni positive aumentano di ora in ora: ecco perché non sarà una sorpresa vederlo inserito oggi tra i convocati di Di Francesco per la gara di domani con il Verona. Un problema in meno, una risorsa in più.










