
Di Francesco sorride sereno, è il fidanzato ideale per quella bella squadra romantica che lo attende al Foro Italico. Sa che il loro rapporto ha preso la giusta via per la maturazione più attesa. Di più, si sente gratificato dal fatto che anche lui stia crescendo con lei: «Io sono qui per la Roma, non per me. Sono integrato all’interno del processo di crescita della squadra». Non è arrivato carico di gloria, tutt’altro. Ma col piglio del principe pronto a dimostrare di valere il trono. Il suo palmares in serie A di fronte a quello di Delneri è meno ricco, ma simile nelle proporzioni. Ha vinto un terzo delle sue partite, ma ne ha anche giocate (poco più di) un terzo. Ha segnato praticamente le stesse reti (1,3 di media a partita). Ha fatto poco di meno in tema di punti:1,26 a partita contro 1,34. Si potrebbe quasi arrivare a dire che Di Francesco sia oggi quello che Delneri è stato per un breve periodo, dopo i suoi exploit al Chievo. L’auspicio, naturalmente, è che Eusebio non risenta del triplo salto in avanti e sappia crescere di pari passo con la sua squadra. Il friulano, invece, uscito da Verona non resse la sbornia della gloria: fu bocciato dal Porto dopo neanche due mesi, approdò alla Roma quando Cassano s’era già messo di traverso, non ne fu all’altezza. Quella squadra diventò grande con Spalletti, che ieri ha lasciato l’eredità a Di Francesco. Ora speriamo in lui.










