
«Non solo – continua il progettista – il progetto del ponte dei Congressi, quello che era stato studiato per far arrivare e tornare gli operatori dall’areoporto verso la Nuvola di Fuksas, velocemente, passando per la Colombo e per via dell’Oceano Pacifico e poi scavalcando il Tevere verso la Roma-Fiumicino, non è stato approvato dal Consiglio superiore dei Lavori Pubblici, che lo ha rimandato indietro al Campidoglio per approfondimenti tecnici e che ora verrà ripresentato, ma il ponte della Magliana ha più di 70 anni e dovrebbe essere ricollaudato». Nel maggio scorso infatti sono caduti intonaci e si sono viste fessurazioni delle strutture in cemento armato. «Strutture – sottolinea Calzona – iniziate a costruire nel 1930 e ultimate nel 1948 quando i materiali ultizzati erano di pessima qualità». Insomma, nella prossima conferenza dei servizi sul nuovo progetto dello stadio che ha avuto il placet della giunta 5 Stelle, quello del ponte Traiano sarà il nodo fondamentale da risolvere, anche perché rientrava nelle prescrizioni messe nero su bianco dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in quanto potrebbe far risparmiare ai tifosi e anche a tutti i romani almeno due chilometri all’andata e due al ritorno. Infatti dalla Cristoforo Colombo il percorso verso lo stadio che utilizzerebbe in uscita il ponte della Magliana e in entrata quello da costruire dei Congressi è di 8,520 chilometri, mentre l’altro, che passerebbe per il ponte di Traiano, che costerebbe 48 milioni più altrettanti per lo svincolo, è di 6,670. «Basta pensare – conclude il progettista – che il flusso di traffico sulla Roma-Fiumicino è di 10 milioni di macchine all’anno. Aumentarne l’intensità a partire da un unico punto, quello dei ponti della Magliana e dei Congressi, sarebbe un errore». Già, ma chi certificherà l’idoneità del vecchio ponte della Magliana? E, soprattutto, chi pagherà il nuovo di Traiano?










