
UNICO RIFERIMENTO – In Champions ha già segnato al Qarabag. Ora vuole ripetersi. L’altra sera con il Napoli ha disputato una partita di grande sacrificio. Non assistito come era accaduto nelle ultime uscite, soprattutto nel primo tempo quando è sembrato isolato là in avanti, è comunque riuscito a rendersi pericoloso nella ripresa quando ha scheggiato con un colpo di testa la parte alta della traversa. È il terzo legno che colpisce dall’inizio della stagione. Pochi i palloni toccati, 28, a dimostrazione di una gara in salita. Nell’anno solare, continua a viaggiare ad una media sovraumana: 23 reti in 25 presenze, praticamente un gol a partita (0.92). La sensazione, rispetto al recente passato, che debba prendersi la Roma sulle spalle persiste. Se non segna lui, faticano ad arrivare i gol dagli attaccanti esterni che dovrebbero rappresentare il pane quotidiano nel 4-3-3. Perotti è ancora a quota zero, Defrel – quando ha giocato prima d’infortunarsi – e Under idem. Solo Florenzi (1) ed El Shaarawy (doppietta contro l’Udinese) sono riusciti a rompere l’incantesimo. Tre gol dei due esterni offensivi divisi in appena due gare. Pochi, troppo pochi considerando le 9 partite (7 in campionato e 2 in Champions) sin qui disputate. Fortuna vuole che tre reti siano arrivate da Kolarov, Manolas e Nainggolan. La sostanza però non cambia. In attesa che gli automatismi in avanti funzionino e aspettando Schick, il peso dell’attacco rimane tutto su Dzeko.
RAPPORTO CONSOLIDATO – Oggi Edin siederà a fianco di Di Francesco, nella conferenza stampa pre-partita. Ha impiegato poco a conoscerlo. C’è stima tra i due, paradossalmente lievitata dopo il botta e risposta a distanza avvenuto nel post Atletico Madrid. Edin che analizza la situazione, constatando come rispetto al recente passato abbia vicino meno compagni per dialogare. Eusebio che gli replica prima in privato, vis a vis, e poi in pubblico. Seguono 7 reti in 5 gare, prima dello stop alla sesta, sabato contro il Napoli. Adesso Dzeko vuole ripartire. Anche per salire nella considerazione di chi si appresta, tra un mese e mezzo (6 dicembre), a votare per il Pallone d’Oro. Il bosniaco è il primo a sapere che non lo vincerà. Ma salire il più alto possibile nella graduatoria rappresenterebbe un altro gol. Da dedicare agli scettici.










