
PENSANDO A SINISA – Che poi quel gol lì per Kolarov è come una piccola favola, non fosse altro per l’amore calcistico che ha sempre avuto per Mihajlovic (che di Kolarov è stato anche c.t. nella Serbia, nonché mentore ai tempi della Lazio). «Sinisa per me è sempre stato come un padre o un fratello, lo conosco da 15 anni – dice il terzino serbo – Tra di noi c’è un ottimo rapporto. Ci tenevo a far gol davanti a lui, che è sempre stato il mio idolo, fin dai tempi della Stella Rossa». Ed allora pazienza se il piede mancino di Mihajlovic calciava ancora meglio; di certo quello di Kolarov sta facendo molto bene. «Sono felice per la vittoria, fondamentale per restare attaccati alle prime posizioni. Venivamo dalla gara di Londra, che meritavamo di vincere, e un po’ di stanchezza c’era, tanto che non abbiamo giocato benissimo, soffrendo un po’. Guardiamo match dopo match, pensando alle due in casa con Crotone e Bologna. Da vincere».
OCCHI SUL FUTURO – Inutile, del resto, chiedergli il segreto di tanta freschezza a quasi 32 anni. Rischiereste quasi di essere fulminati un po’ come il raccattapalle del Chelsea che mercoledì tardava a dargli il pallone. «È solo una questione di testa, poi c’è chi ha più qualità e chi meno. Io cerco solo di stare bene fisicamente e le partite le preparo tutte allo stesso modo. Do il massimo, sempre. A volte ci riesco, a volte meno». E se la Roma può sognare di recuperare terreno sulle pretendenti al titolo, è anche merito suo: «Ma è inutile parlare di scudetto dopo sole 9 giornate – chiude il serbo – Arriviamo dove arriviamo, senza illuderci. Di certo la Roma c’era anche prima di questa vittoria e ci sarà tra dieci giornate. Sappiamo di essere forti, ma nel calcio bisogna vincere sempre per dimostrarlo». Per ora, conti alla mano, almeno due vittorie delle sei sono arrivate grazie a lui. Magari non tirerà bene come Mihajlovic, ma quanto pesano quelle due punizioni lì.










