
MENTALITÀ Finalmente l’atteggiamento sembra quello che vuole Spalletti e lui, a fine partita, dopo i complimenti di rito a Totti («giocatore fantastico»), pone l’accento proprio sul carattere della squadra: «I secondi 45’ sono valsi come 120, potevamo fare 7 o 8 gol. Siamo scesi in campo con la mentalità giusta». Il «piedino», per dirla alla Spalletti, del primo tempo non c’è stato più: «Abbiamo avuto un problema di testa, per vincere le partite devi essere concentrato, devi correre l’uno per l’altro. Per come abbiamo ribaltato la partita, lo abbiamo fatto. Sono concentrato solo sul presente e sul futuro – dice ancora Dzeko – e mi sento meglio. Devo continuare così». Senza guardare troppo avanti: «La Juve? Pensiamo a noi e a nessun altro».
TITOLARE In Inghilterra scrivevano che era decisivo solo a partita in corso: «A Cagliari ho fatto l’assist, oggi gol e rigore, siamo stati anche un po’ fortunati, ma non è vero che sono utile solo da subentrato. L’allenatore ha deciso così e io lo rispetto, poi è evidente che vorrei giocare sempre dall’inizio». Mentre lo dice, in zona mista, Dzeko sorride, dopo di lui passa Florenzi, che invece titolare ci è partito. Al contrario di Dzeko, è meno diplomatico: «Se giochiamo come nel secondo tempo possiamo battere chiunque». Vero, ma è anche vero che la Roma ha subìto nelle ultime 3 partite 7 reti: «Non è facile ripartire sempre con una difesa nuova, ma se prendi gente come Peres o Juan Jesus ci vuole poco. Dobbiamo mettere a posto alcune cose, non possiamo prendere gol come quello del 21. Dobbiamo migliorare tutti, me compreso».
BLACK OUT Anche per lui complimenti a Totti («bisognerà aspettare anni per rivederne uno così»), poi la spiegazione di quello che è successo tra primo e secondo tempo: «Spalletti è un maestro su queste cose, ci dirà cosa fare. Abbiamo avuto un black out, per me abbiamo giocato 70’ alla grande. Anche all’inizio, poi dopo che ci siamo fermati per il caldo siamo andati in difficoltà, non eravamo in forma. Prima dell’inizio del secondo tempo ci siamo detti che dovevamo fare qualcosa, perché la vittoria non sarebbe arrivata da sola». Meno male, allora, che è entrato Totti: «Penso che il suo ingresso possa aver cambiato qualcosa anche nella nostra testa», l’ammissione finale di Florenzi. D’altronde, un capitano serve anche a questo, e infatti Alessandro, appena Francesco è entrato in campo, gli ha ceduto la fascia.










