
CRESCITA – A Londra con il Chelsea ha sofferto parecchio, martedì all’Olimpico si è ampia mente riscattato, ma guai a parlargli di rivincite: «Credo che ci sia un’età per fare il salto di qualità e penso che sia il mio caso. Sto accumulando esperienza, sto crescendo, in partita e in allenamento». I tifosi hanno imparato a volergli bene e gli perdonano anche qualche amnesia, per i compagni è un punto di riferimento, soprattutto per i connazionali, che magari ascoltano la musica un po’ troppo alta o fanno fatica ad essere puntuali.
MENTALITÀ – Juan Jesus, invece, è un professionista esemplare e, a volte ridendo a volte meno, riesce a riportare tutti all’ordine. Anche per questo Di Francesco lo cita spesso come esempio. «Qui mi trovo benissimo – racconta – e stiamo facendo bene perché c’è ormai un certo tipo di mentalità. Dipende tutto da quella. La due partite con il Chelsea hanno dimostrato chi siamo, ma ora non dobbiamo fermarci, pensiamo subito alla Fiorentina. Siamo calciatori e a questo dobbiamo pensare, anche perché vogliamo tre punti». Calciatori, appunto. Che vorrebbero giocare sempre: Nainggolan non l’ha negato l’altro giorno in conferenza, Juan Jesus neppure, ma entrambi sanno che i risultati aiutano ad accettare più facilmente il turnover.
VALZER DI COPPIE – Al Franchi potrebbe riposare lui per far spazio a Manolas. O, magari, anche a Moreno: «Sta lavorando bene, quando ha giocato con Fazio ha fatto un’ottima partita. Quest’anno abbiamo tante coppie diverse al centro della difesa, ma i risultati sono gli stessi. Possiamo cambiare uomini, ma il lavoro si vede sempre: chi entra sa cosa fare, sa tenere la linea». E deve saper tenere alta la concentrazione, perché di questa parla Jesus: «Dobbiamo alzare il livello an che se abbiamo vinto 30. Quindi zitti, umili, continuiamo a fa re ciò che dobbiamo”. Vincere e, possibilmente, mantenere la porta inviolata, come successo in 9 gare su 14. Di queste, Jesus ne ha giocate 7. «Il merito però è del grande aiuto degli attaccanti e di Alisson. Noi possiamo pure sbagliare qualcosa, ma poi c’è lui che para tutto…».










