
PALLOTTA A TRIGORIA Sui motivi si potrebbe scrivere un’enciclopedia e scatenare un dibattito infinito: assenza del cuore del tifo all’Olimpico, scarso attaccamento ai calciatori, semplice cambiamento generazionale dei frequentatori dello stadio. Non è questo il punto. Il nodo è che Nainggolan ha tirato fuori un sentimento comune alla maggior parte dei calciatori della Roma, quantomeno alla parte più rappresentativa dello spogliatoio. E in un certo senso ha rafforzato un concetto che lo stesso Luciano Spalletti ripete spesso, è accaduto anche domenica scorsa: «Totti ha ridistribuito a tutti i giocatori la fiducia nei propri mezzi, con lui la gente partecipa di più e così la nostra condizione mentale torna in ordine». È un limite, non un pregio. E Nainggolan, con le parole di ieri, intendeva semplicemente chiedere aiuto. Aiuto che non servirà per un rinnovo di contratto per cui manca solo l’annuncio: «Io avevo già deciso di rimanere qui», ha detto Radja al Roma Store, mentre James Pallotta da dietro gli urlava un «I love you». Pallotta che ieri, prima della visita al governatore Zingaretti alla Regione Lazio per l’affaire Tor di Valle, ha introdotto a Trigoria il neo a.d. Umberto Gandini e poi ha incontrato Spalletti e successivamente Walter Sabatini: nessun accenno però a discorsi su futuro e rinnovi di contratto. La testa è all’Europa League: oggi partenza per Plzen, tra i convocati rientra Vermaelen. Belga pure lui, chissà se sarà d’accordo con Radja.










