
Una breve digressione la dedica a Mazzola che, segnando, può raggiungere all’11° posto nella storia dei marcatori azzurri con 22 gol. «C’è stato un momento in cui pensavo di non segnare più perché avevo cambiato modo di giocare. Prima però avevo cominciato da mezzala e realizzavo 7-8 reti a stagione, quindi non era assurdo pensare che potessi segnare tanto. L’evoluzione del mio gioco, mi ha penalizzato sul ruolo, ma mi ha dato qualcosa di più sulle palle inattive, dai rigori ai gol di testa». Magari qualche acuto di De Rossi servirà contro la Svezia. «Siamo una squadra forte, forse migliore della Svezia, ma abbiamo quel pizzico di paura che esiste nel calcio moderno. E’ necessario che non tremino le gambe. A me a 22 anni non tremarono nella Coppa del Mondo, mi auguro che non succeda ai più giovani. Adesso conta passare il turno, non in che maniera. Il fatto che non ci sia Ibrahimovic, poi, è sempre un vantaggio. Anche a 40 anni e con una gamba rotta, io non lo vorrei mai contro. Ma la Svezia non è una squadra materasso. Se il Mondiale è importante per me che ne ho fatti tre, immagino per chi ha avuto meno opportunità». Morale: meglio non distrarsi.










