
In una serata da incubo brilla la scarsezza dell’arbitro spagnolo Lahoz che non vede quattro rigori su quattro, due per parte. Un record. La partita è una specie di romanzo epico pieno di tante cose. I fischi a Ventura durante la lettura delle formazioni, quelli all’Inno svedese che neppure Buffon stavolta riesce a trasformare in applausi. L’Italia è contratta. C’è subito una spinta galeotta a Parolo di Augustinsson, ma anche due falli di mano evidenti nell’area azzurra, il primo di Darmian, il secondo di Barzagli. Per mezzora quello italiano è solo sterile possesso palla (72 per cento al 35’). Poi i gialli cominciano ad abbassarsi e la nostra Nazionale, che sino a quel momento non aveva trovato lo specchio della porta neppure una volta, sfiora il gol tre volte nello spazio di quattro minuti: Granqvist salva sulla linea il tiro di Immobile e spegne la deviazione di Parolo a colpo sicuro, poi tocca a Olsen con il tacco superarsi su Florenzi. Nel secondo tempo pareggiamo subito il conto dei rigori non dati dallo squinternato Lahoz: il fallo di Lustig su Darmian è netto.
Manca però la grinta feroce,attacchiamo a testa bassa ma senza lucidità. Ventura tenta con un doppio cambio: dentro Belotti ed El Shaarawy, fuori Gabbiadini e Darmian. Florenzi, su un cross deviato, colpisce la traversa. Ma nel momento della verità, veniamo meno. I 70 mila di San Siro cantano e spingono, ma non basta. E non basta neppure il cuore, servirebbero pressing e intensità. L’ultimo assalto, disordinato e inutile, crea un colpo di testa di Parolo fuori misura e un tiro di El Shaarawy ben deviato da Olsen. Così muoiono i sogni. Il Mondiale sta diventando una maledizione: agli ultimi due siamo usciti al primo turno, stavolta neppure ci andiamo.










