
Tavecchio vuole e deve presentarsi a quell’appuntamento in posizione di forza assoluta. E per farlo ha bisogno di un grandissimo nome da spendere: non è un mistero l’orientamento su Ancelotti (ma anche su un nome da affiancare all’interno della Federcalcio, come Maldini). Insieme, presenterà formalmente un pacchetto di proposte per il rinnovamento, condiviso da tutte le parti in causa. L’impegno a verificare la fattibilità delle seconde squadre. La ridistribuzione della mutualità anche a favore dei calciatori senza contratto. E una richiesta al governo per favorire il semi professionismo in Lega Pro, tema particolarmente caro al presidente della categoria, Gravina. Uno dei grandi antagonisti che però, nelle ultime ore, pare aver strambato: «Se il presidente andasse via, ci sarebbe il rischio di un vuoto di potere». Una posizione sostanzialmente a sostegno, anche se «critica per i risultati sportivi». Comunque, una novità. Numeri alla mano, oggi, gli unici disposti a non votar la fiducia sono i calciatori. L’incognita si chiama Cosimo Sibilia, presidente della Lega dilettanti che “pesa” sul consiglio per più di un quarto dei membri, un fedelissimo di Tavecchio. Ma anche del presidente del Coni Malagò, anche ieri caustico sulla scelta del n.1 della Federcalcio di non dimettersi, nonostante il suo “suggerimento” («Se fossi in Tavecchio mi farei da parte») del giorno prima: «Non si è dimesso? Era nelle sue facoltà. Se il mondo del calcio, ossia le sue componenti, daranno la fiducia a Tavecchio, se ne assumeranno la responsabilità».
Insomma, lo scenario è ancora aperto. Una corrente politica spinge per il rinnovamento: il nome a sorpresa potrebbe essere quello dell’ex arbitro Pierluigi Collina. Di certo i rapporti tra Coni e Figc non erano così tesi da tempo. Perché l’invito a dimettersi – che Malagò avrebbe anticipato con una telefonata al presidente del calcio italiano – ha infastidito Tavecchio. Lo ha spiegato ieri ai presidenti riuniti in via Allegri: «Per altre federazioni reduci da disfatte simili non ha detto la stessa cosa». Ad esempio per la federazione atletica, quando Malagò, dopo il disastro degli ultimi Mondiali – un bronzo e basta – ha convocato il presidente Giomi, ha ascoltato il suo programma per il rilancio e gli ha chiesto di cercare la fiducia nel proprio consiglio federale per proseguire. Tavecchio si sarebbe aspettato un trattamento simile. Per questo, ha deciso di affidare il proprio futuro al consiglio federale di lunedì.
Il futuro del direttore generale Uva rischia invece di essere nelle mani di Ancelotti. Perché è lui a fare da intermediario con l’allenatore, proprio nel momento in cui la sua posizione nei quadri dirigenziali è più fragile. Alla riunione ieri non ha nemmeno partecipato: eppure la sua nomina a vicepresidente Uefa, con la Christillin nel Consiglio e Agnelli all’Eca, rappresentano il successo politico internazionale che sventola Tavecchio. Ora però serve altro. Nei giorni scorsi, la Figc aveva provato anche a avviare una trattativa con Capello, tecnico del Jiangsu Suning: l’offerta riguardava anche tutto il suo staff, lui però ha declinato. Un altro “no”, sarebbe letale.










