
Prendere i giocatori dall’estero «può generare grossi giri di operazioni economiche, entra in gioco anche la figura dell’intermediario. Se vado alla Roma (a cui di recente ha portato Bouah, terzino della Primavera, e il centrocampista Perfection, ndc) e gli parlo di un ragazzo di un settore dilettantistico sicuramente sa già chi è: i migliori club monitorano i baby bravi che giocano in Italia, per questo davanti allo straniero si incuriosiscono di più». Eppure in Italia «di talento ce n’è: avevamo undici giocatori forti per battere la Svezia, ma sono state gestite male le risorse. Le attitudini vanno coltivate e supportate, io consiglierei di inserire nei settori giovanili istruttori che provengono dal calcio a 5 per insegnare concetti e situazioni tecniche più specifiche applicate alla tattica». Si può fare di più a partire dalla valorizzazione dei vivai: «Sarebbe stimolante un campionato per la seconda squadra di riserve, farebbe crescere i calciatori prima. Già con l’ultima riforma per la Primavera è stato fatto un passo avanti, ma non basta».










