
Il pescarese Di Francesco è figlio del calcio di Zeman, a cui poi si è anche ispirato ma modificando (con maggiore cura alla difesa) i concetti del 4-3-3. Da atleta smise di giocare nel 2005, diventò subito team manager della Roma, terminò l’avventura con scarsi risultati: «Me lo chiesero Rosella Sensi e Totti – disse un po’ di tempo dopo – ma non era il mio ruolo». A quel punto andò a gestire uno stabilimento balneare, ma nel 2008 prese in considerazione la chiamata della Virtus Lanciano. Senza dimenticare Lecce e Sassuolo, palestre fondamentali per la crescita dell’ex esterno: la chiamata della Roma è soltanto il raccolto di un lavoro incredibile. Destino simile quello di Simone Inzaghi, passato per tutte le giovanili biancocelesti: Allievi Regionali, Allievi Nazionali e Primavera. Quasi 140 presenze da giocatore, un paio di volte in prestito tra Sampdoria e Atalanta prima di appendere gli scarpini al chiodo. Lotito fiuta l’occasione e nel 2016 gli consegna la panchina della prima squadra, i risultati sono sorprendenti e inaspettati.
Il resto è già storia, domani all’Olimpico si scontreranno due tra le formazioni più in forma del campionato: la Roma, con la miglior difesa del torneo, e la Lazio, squadra diversa rispetto al passato e con ottime caratteristiche offensive: «Sarà una partita emozionante e voglio fare i complimenti a Inzaghi, sta facendo un ottimo lavoro – ha dichiarato Di Francesco – anche perché non è una partita uguale alle altre». E mai lo sarà.










