
Lo stadio è ancora scomodo, i parcheggi pochissimi, ma più che di infrastrutture Roma ha voglia di squadre che vincano e giochino a calcio. Roma e Lazio ci sono arrivate pianificando: il mercato degli ultimi 5 anni è in parità per i biancocelesti, addirittura in attivo per la Roma. Programmi che hanno tanti padri e qualche punto in comune. Due allenatori- tifosi, che giusto 18 anni fa si trovavano a giocare da avversari lo stesso derby, con le stesse squadre, con le scarpette ai piedi. Due manager bravissimi a portare giocatori di qualità e a rivenderli a peso d’oro garantendo flussi di cassa e quelle plusvalenze da cui nessuno può più prescindere. Quattro giovani papà: 41 anni Inzaghi, 44 Tare, 48 Di Francesco e 49 Monchi. Oltre ai dirigenti-bandiera: Francesco Totti, 41 anni, e Angelo Peruzzi, 47. Ieri erano insieme, con la famiglia di Gabriele Sandri, il tifoso della Lazio ucciso dieci anni fa dal proiettile esploso da un poliziotto, a farsi fotografare allo stadio: a lui sarà dedicata la coreografia che vestirà la curva nord. Sorpresa romanista, il riscaldamento della squadra, condotta da De Rossi, sotto la curva. Solo una delle due facce di una partita che da sempre mescola gli eccessi. E allora anche sul derby felix si allunga l’ombra delle rivalità tra ultrà. È cresciuta nelle ultime due settimane, s’è alimentata degli episodi dell’ultimo periodo – gli adesivi con Anna Frank in curva sud, l’assalto romanista ai tifosi del Chelsea, gemellati con i laziali – germogliando nel timore di uno scontro, complice la consueta visita dall’estero di gruppi organizzati: Dinamo Zagabria e Southampton, Wisla Cracovia e West Ham. Anche per questo dalla notte scorsa digos e polizia, temendo rappresaglie, presidiano i luoghi a rischio: il lato oscuro di un derby che rifiuta la normalità.










