
INTEGRATI – Non sono mere parole ma fatti. Partiamo dal minutaggio: se Alisson sinora le ha giocate tutte – con prestazioni che hanno fatto dimenticare in fretta Szczesny – il «bellino da vedersi» Gerson è già arrivato a 8 presenze in campionato (2 da titolare con altrettanti reti) e 2 in Champions (una partendo dall’inizio) per un totale di 332 minuti. Nulla a che vedere con la passata stagione quando era stato ceduto al Lille prima del suo dietrofront. Di Francesco ci ha invece creduto, lo ha tenuto nascosto fino a quando non ha capito che il ragazzo poteva essere utile e poi l’ha lanciato. Con convinzione, non per sopportazione o ai fini di una rivalutazione. E Gerson l’ha capito. Basterebbe vedere la voglia che ha messo nell’ultimo quarto d’ora del derby, senza andare a rispolverare la doppietta alla Fiorentina, per capire come ora si senta parte del gruppo. C’è poi Juan Jesus (909 minuti stagionali) che non balla più tra la fascia e il centro. Eusebio, dopo avergli chiesto un sacrificio contro l’Inter, gli ha dato un ruolo definito: è il primo cambio di Manolas e Fazio ma non per questo meno importante, con tutte le gare che attendono la Roma. C’è poi Peres (717), ancora alle prese con sali e scendi nel rendimento ma anche sull’ex granata si può contare. Chiedere a Lukaku che prima del suo ingresso aveva rianimato la Lazio nel derby. Ora tocca a Emerson, forse il compito più facile viste le qualità del ragazzo che davanti a sé ha però il totem Kolarov. Niente paura, «l’abbondanza non mi spaventa», disse Di Francesco in ritiro. Considerando come sta gestendo la rosa, c’è da credergli.









