
CHI SI RIVEDE – Come una vita fa, Perotti era un giocatore del Genoa. È arrivato a Roma quasi due anni fa, nel gennaio del 2016, ma se oggi tratta con i giallorossi il rinnovo di contratto e sogna di chiudere a Trigoria la carriera italiana (prima di un ritorno in patria) lo deve al Genoa, che ha creduto in lui quando sembrava a un passo dall’addio ad appena 26 anni. A Genova è nato il suo primo figlio, Francesco, a Marassi ha conosciuto la A, e proprio al Genoa ha segnato quello che lui stesso ha definito: «Il gol più importante della mia carriera». La rete all’Olimpico del 28 maggio – festeggiata, e anche tanto – ha regalato alla Roma la qualificazione diretta in Champions, un bel po’ di milioni e a Totti una festa d’addio che non aveva neppure una punta di amarezza.
VOGLIA DI GOL – Quel giorno, in lacrime all’Olimpico, c’era anche Stephan El Shaarawy, che col Genoa ha esordito da ragazzino, ormai 9 anni fa, che al Genoa ha segnato, ma senza esultare, e che oggi vuole tornare al gol dopo un mese di astinenza in campionato. L’ultima rete, decisiva, è quella contro il Bologna di un mese fa, per un caso del destino nel giorno in cui giocava insieme a Dzeko e a Defrel, gli stessi che potrebbe avere accanto oggi se il francese giocasse al posto di Perotti.
RICONOSCENZA – La Roma ha bisogno anche dei loro gol, in attesa che il suo centravanti torni a segnare, e Di Francesco spera che anche la cabala dia una mano, visto che ElSha e Perotti, sommando tutte le volte che hanno affrontato il Genoa da avversari, hanno perso solo una volta. Tanto affetto e riconoscenza fuori dal campo, quindi, ma tanta cattiveria dentro. Proprio quello che chiede l’allenatore.










