Il nervosismo non è mai un buon compagno di strada. La Roma se ne è accorta ieri, contro un Genoa che ha avuto nell’umiltà la sua unica arma, perdendo per strada 2 punti pesantissimi nella lotta per i primi posti. Dzeko e Fazio hanno passato più tempo a litigare che a giocare. De Rossi ha deciso il risultato con un harakiri inconcepibile quando, con la sua squadra in vantaggio 1-0, ha regalato all’avversario un calcio di rigore e la superiorità numerica per gli ultimi 25 minuti. Netto lo schiaffo a Lapadula, nella tonnara da calcio d’angolo, ma assolutamente inutile: il pallone era stato respinto lontano. A De Rossi (15ª espulsione in carriera) era già capitato in passato: la gomitata a McBride al Mondiale 2006, i colpi proibiti a Srna in Champions e a Mauri in un derby. Ieri ci è caduto di nuovo. È lo stesso De Rossi che, dopo Italia-Svezia, era salito sul pullman degli scandinavi a chiedere scusa per i fischi del pubblico di San Siro all’inno. Vive il calcio in maniera viscerale e il suo punto di forza può trasformarsi in un secondo nel suo punto debole. Lo dimostrano anche le parole dette ieri a Roma Tv: «L’episodio del rigore? C’è poco da dire, ho provato a bloccare Lapadula. Le immagini sono brutte. Contro la Lazio, con Parolo e Lulic, ce l’eravamo date. Ho trovato quello che si è buttato ed è andata così. Chiedo scusa a tutti, mi dispiace tanto. Ripartiremo». Di Francesco ha trovato il tono giusto per commentare: «Daniele, a volte, vive con troppa foga l’attaccamento alla maglia. Ha sbagliato, è il primo a saperlo. È stato ingenuo e, anche se fosse stato provocato, non lo giustifico. Gli darò una sculacciata da buon papà, ma bisogna tenere conto che si è sempre preso le sue responsabilità e che ha chiesto scusa».
La Roma ha giocato il primo tempo a intensità troppo bassa. Nella ripresa Di Francesco aveva trovato la mossa giusta, spostando El Shaarawy da destra a sinistra: al primo pallone toccato, nella posizione preferita, il Faraone ha segnato. Pur senza brillare, la Roma avrebbe meritato di costruire i 3 punti su quel gol. Di Francesco può consolarsi con due considerazioni: la squadra ha sfiorato la vittoria anche in inferiorità numerica, giocando con coraggio; Schick è entrato nel finale e ha dimostrato tutta la sua classe. Un particolare, però, deve far riflettere: il Genoa a Marassi, aveva fin qui ottenuto un solo punto su 18 disponibili (1-1 con il Chievo) e perso contro Juve, Lazio, Bologna, Napoli e Sampdoria. Il pareggio è prezioso come l’oro per una squadra che deve lottare per salvarsi e pesante come il piombo per chi sogna lo scudetto. Ballardini ha dato fiducia a Spolli in difesa, ottenuto da Bertolacci una bella partita da ex e trovato in Lapadula il cambio che gli ha girato la partita, vissuta con l’intenzione di difendersi a oltranza e cercare il contropiede anche sull’1-1 e con la Roma in 10. Altro, però, la penultima della classifica non poteva fare. È sembrato strano, semmai, che la Roma che ha sempre attaccato abbia avuto 3 ammoniti contro uno solo del Genoa barricato nel fortino. Ma saper gestire certe situazioni fa parte del bagaglio necessario per puntare al massimo e la Roma di Di Francesco, anche se ha fatto tanti passi avanti da inizio stagione, non ha ancora completato la sua crescita.
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