
NUOVI CONVOGLI – Una cifra con cui potrebbero essere comprati al massimo 5-6 treni nuovi. Eppure il parere finale conferma la prescrizione già avanzata dal Comune, cioè che lo stadio potrà aprire solo se metà degli spettatori sarà in grado di arrivare con i mezzi pubblici. Come già sottolineato da diversi esperti, con i fondi privati è impossibile raggiungere questo traguardo. Forse non basteranno neanche i fondi della Regione Lazio, 180 milioni che però vanno spalmati sull’intera tratta, non solo sulle fermate intorno a Tor di Valle. Questa è la principale falla che emerge dal parere finale che stanno elaborando i tecnici di Campidoglio, Pisana e ministeri vari. Falla che, se non sanata, è destinata ad allargarsi e ad avere pesantissime ripercussioni sulla circolazione del quadrante Sud di Roma. Perché è chiaro che se il piano trasporti fallisce, anche tutte le simulazioni di traffico elaborate dai privati rischiano di essere sballate. Anche ammesso che vengano costruiti tutti e due i ponti considerati «necessari» dalla conferenza, quindi il Ponte dei Congressi (pagato con i fondi pubblici del Cipe) e il Ponte di Traiano, originariamente a carico dei privati e poi rimasto senza coperture economiche dopo il taglio parziale alle cubature deciso a febbraio dalla giunta comunale. Alla vigilia del voto finale in conferenza dei servizi, sia il ministro dello Sport, Luca Lotti, che il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, hanno assicurato che a pagare questo ponte sarà lo Stato, anche se l’assessore all’Urbanistica di Roma, Luca Montuori, lo aveva giudicato utile solo ai privati. Delrio ha già ipotizzato di utilizzare i fondi dell’Anas, l’ente nazionale delle strade. Eppure la firma su un “accordo di programma” tra i vari enti pubblici non è arrivata l’altro ieri, durante l’ultima seduta della conferenza. I tecnici hanno dato il via al progetto, senza avere precisato chi sarà a pagare questa infrastruttura, giudicata «necessaria» non solo per evitare che la viabilità vada definitivamente in tilt, ma anche per assicurare la sicurezza dell’area, a partire dalle vie di fuga in caso di pericoli. La Regione ha fatto sapere che ora toccherà al Campidoglio «verificare se ci sono le risorse e dove trovarle». Altrimenti il progetto proseguirebbe pericolosamente il suo iter in Comune, senza che una delle sue prescrizioni più determinanti e delicate sia rispettata.









