
Non credo nella fortuna. Credo più nel lavoro. Sono uno di quelli che crede che il successo venga prima del sudore soltanto nel dizionario (frase che ho sentito dire a Jorge Valdano e che mi piace molto tenere presente), perciò, nella vita, per avere successo bisogna sempre conquistarselo prima con il sudore della fronte…A Siviglia mi sono dovuto reinventare da portiere a direttore sportivo e ho dovuto farlo in un modo tremendamente brusco. Il cambiamento diede vita a due situazioni: affrontare problemi che dovevo risolvere e una sensazione di vertigini e addirittura di paura. Mi resi conto che la maggior parte della difficoltà non è nei problemi in sé, ma nella nostra capacità nell’affrontarli…Così, in questo mio primo periodo, vedevo soltanto muri. Non avevamo soldi, i giocatori non volevano venire, la squadra aveva dei limiti, non avevamo personale, né strutture e infrastrutture adeguate. Attraverso una serie di passi riuscimmo a trovare delle vie di uscita per abbattere questi muri che vedevo ovunque e che anche oggi continuano a essere fondamentali nel nostro sistema di lavoro. Si potrebbe dire che la necessità aguzzò l’ingegno e divenne virtù».










