
Considerando il peso che ha avuto Higuain nella vittoria di Napoli, si capisce perché l’unica a non averci lasciato le penne è stata l’Inter: nella Juve non ci sono ex nerazzurri. La gara dello Stadium è stata di alto livello, probabilmente la migliore, per contenuti tecnici tattici e fisici, dell’intero campionato. È stata una partita senza pezzi d’autore, ma un grande confronto tra collettivi che la Juve ha vinto per naturale superiorità e la Roma perso perché, pur in una prestazione collettivamente corretta, le è mancato il peso che ogni giocatore dovrebbe saper dare e che troppi giallorossi di rango (Strootman, Nainggolan, Perotti, Dzeko) non hanno dato. Nella Juve nessuno è andato sopra le righe, ma non ci sono state defaillance. Il gol di Benatia (tre tiri in un’azione, Alisson aveva preso i primi due di Chiellini e del marocchino) ha indirizzato il corso degli eventi che però è sempre stata la Juve a dirigere anche se le è mancato il colpo del ko, un po’ perché Higuain ha spedito alti i due assist migliori (di Mandzukic e di Matuidi) un po’ perché la Roma ha saputo difendersi bene in area, anche se a centrocampo è stato un naufragio: da una parte c’erano uomini alla deriva, dall’altra vigorosi rematori qualunque fosse la direzione della corrente. Il merito della Roma è stato di non perdere mai né la calma né la speranza: qualsiasi altra squadra avrebbe ceduto alla frustrazione ben prima. Invece è rimasta aggrappata al risultato, è stata sfortunata (traversa sotto misura di Florenzi, il 17esimo palo della stagione, poco prima che ne prendesse una anche Pjanic), è stata sterile – e ci sarà un motivo se nelle ultime quattro gare ha segnato un solo gol, su azione – ed è stata sprovveduta quando l’unico errore di Benatia ha spalancato mezzo campo a Schick, che ha avuto tutto il tempo di puntare Szczesny, di vendicarsi della sfiducia che sul mercato la Juve ha avuto in lui. Invece ha dato ragione a chi l’ha scaricato, e torto a chi l’ha comprato.










