
Di Francesco, un po’ confuso anche lui, ha messo dentro tutti gli attaccanti che aveva, Schick compreso, ma più che un gol di Dzeko la Roma non ha prodotto, e dunque alla fine i giocatori dell’Atalanta sono corsi ad abbracciarsi sotto gli occhi increduli dei giallorossi. Il cui Natale di lavoro è stato un calvario: ko con la Juve, pareggio in casa col Sassuolo, ko ieri. Il bilancio della Befana, dopo i giorni bollenti del caso Nainggolan (in tribuna mogio mogio con Totti e addirittura additato da un tifoso: «È colpa tua!») vede adesso il sorpasso della Lazio, un modesto quinto posto e addirittura un -11 dal Napoli. Di scudetto a Roma chi parla più? Gasperini, gongolante, sbollita l’arrabbiatura per l’espulsione («Una cosa brutta, il fallo non c’era. Un fatto che ha cambiato la partita») sente di aver fatto qualcosa di speciale. «Questa è una svolta importante. L’Europa League e la Coppa Italia ci hanno dato molto, oggi crediamo molto più in noi stessi, veniamo a fare queste partite e sappiamo che possiamo giocarcela. Parlare di Champions non è il caso, ma il sesto-settimo posto sì». Sul fronte Roma il ds Monchi se ne è uscito con una frase tetra e angosciante: «La situazione è brutta, ho sensazioni negative». Mentre Di Francesco è ormai preso in contropiede dopo i troppi complimenti dei giorni felici della Champions: «Siamo in una fase involutiva, c’è scollamento, io sono il primo responsabile. Qui dobbiamo guardarci negli occhi». Per la sosta ha dato ordini e regole. E poi ammesso: «Eh, mi viene da sorridere sulle regole quando i giocatori se ne stanno per i fatti loro». E via, tutti in Brasile o alle Maldive.










