
Ironia del destino, alla Roma che cercava Davids… “Nella Capitale mi sono trovato benissimo, in più volevo lavorare col migliore allenatore in circolazione: Fabio Capello. Volevo crescere come calciatore e lui era l’uomo giusto. Venivo dal Leeds che negli anni precedenti aveva fatto un gran cammino in Champions League. Peccato che poi la squadra avesse iniziato a perdere pezzi: Rio Ferdinand era andato al Manchester United, Kewell al Liverpool. Per cui capii che il progetto stava cambiando e dovevo fare qualcosa”.
Rimpianti di non essere diventato un giocatore della Juventus? “Assolutamente no. Della Juve non mi importa, le mie due squadre italiane sono Roma e Inter”.
Che differenze ha trovato all’Inter? “Lì abbiamo vinto, alla Roma no. Ma in entrambe le squadre mi sono trovato benissimo”.
Crede che sia impossibile vincere a Roma? “Difficile, non impossibile. Del resto quando arrivai a Roma avevano vinto da pochi anni il campionato. Diciamo che c’è una pressione particolare, sia a livello di tifosi che di stampa. Difficile rimanere tranquilli, in particolar modo quando le cose vanno male. Ma è un’esperienza che ti tempra: se reggi le pressioni di Roma puoi giocare in qualsiasi squadra al mondo. E poi la città è fantastica”.










