
Per questo ai candidati Malagò ha chiesto un passo indietro, per rinviare le elezioni di 90 giorni e intanto affidare l’ordinario a un commissario “ad acta”. Prospettiva concreta da qui a domattina, quando apriranno le urne, anche se ieri i candidati hanno detto «no» . In particolare il n. 1 dei calciatori, Tommasi: sarà lui l’ago della bilancia al voto. Scegliesse l’alleanza con Gravina e Ulivieri, che l’ha abbandonato, potrebbe comporre un governo col 58% dei voti. È la mossa che stasera gli chiederà il direttivo. Tommasi però non è orientato a ritirare la candidatura ( e semmai, preferirebbe Sibilia), anche a rischio di restar fuori dal ballottaggio. Quando gli atleti potrebbero votare scheda bianca, rendendo impossibile l’elezione e consegnando la Figc al commissario. Come desidera Malagò. Il motivo di questa voglia del Coni di prendersi il calcio? Ufficialmente, garantire la possibilità di riforme a un movimento in stallo, «e il 90% degli italiani è con me», dice Malagò. La priorità tecnica è la scelta del ct, evocata ieri da Spalletti: «Dopo l’Inter ambisco alla Nazionale». I candidati hanno idee differenti: Sibilia punterebbe tutto su Conte, che smania all’idea di tornare, e per accontentarlo potrebbe sfruttare i 5 milioni di budget previsti. Gravina è invece orientato su un profilo più che su un nome e tutto porta alla figura di Ranieri, che avrebbe dato disponibilità a liberarsi dal Nantes prima della fine della stagione.










