
ZERO GOL – Per questo crediamo che non sia un caso che l’ultimo successo giallorosso sia coinciso con l’ultima partita senza gol al passivo. Quale? Quella interna contro il Cagliari, vinta 1 0 grazie alla contestata rete di Fazio nei minuti di recupero. Era il 16 dicembre e da quel giorno la Roma è entrata in crisi, da quando cioè la difesa ha sempre subito almeno un gol. La medicina, perciò, sulla carta sembrerebbe chiara: blindare la difesa e sperare che l’attacco si sblocchi. Insomma, se Alisson, Florenzi, Manolas, Fazio e Kolarov fanno il loro dovere di campioni, stavolta, Di Francesco dovrebbe ritrovare anche la solidità, anche perché in Serie A sono solo 5 le squadre che in attacco hanno fatto peggio dei gialloblù, oggi privi peraltro anche dell’emergente Kean.
SCONGIURI – Occhio però agli effetti collaterali. Con la partenza a gennaio di Moreno e Castan –peraltro poco impiegato il primo e per nulla il secondo – il rischio di trovarsi in emergenza tra i centrali di retroguardia è palpabile. Di pronto resta il solo Juan Jesus a dare il cambio ai titolari, perché il rientrante Capradossi – «nazionale» Under 21 – nel Bari ha disputato solo 11 partite, partendo titolare a inizio stagione per poi da novembre finire spesso in panchina. Non basta. Se sulla fascia destra Florenzi e Bruno Peres danno continuità al progetto tecnico, a sinistra invece – ceduto Emerson al Chelsea per fare una buona plusvalenza – Kolarov dovrà fare gli straordinari almeno fino a fine mese, quando il nuovo acquisto Silva sarà pronto per Di Francesco. Certo, nelle strategie di Monchi un Piano B c’è sempre, visto che Juan Jesus in emergenza può giocare anche terzino sinistro, ma è ovvio che ha delle caratteristiche completamente diverse rispetto al serbo e all’argentino e quindi sarebbe più utile per blindare un risultato che per proporre gioco. Proprio quello che invece stamattina, sotto il balcone di Giulietta, sarà doveroso fare.










