
Cengiz è un idolo sportivo anche da esportazione. Ieri ha postato sui suoi profili social la foto dell’esultanza e l’ha completata con l’emoji della persona che prega e tre bandiere turche, lo stesso numero dei soldati caduti. Alla grande maggioranza dei tifosi romanisti l’esultanza non ha fatto né caldo né freddo: l’importante sono i gol. Ma c’è stato anche chi ha protestato, ricordando la repressione del popolo curdo da parte dell’esercito turco. Un tema molto delicato, toccato anche durante la recente visita di Erdogan a Roma. Mescolare sport e politica è un errore? Molti lo pensano. Ma è sicuro che in Turchia avviene spesso. Il cestista Enes Kanter, che gioca nei New York Knicks della NBA, rischia 4 anni di carcere nel caso in cui dovesse tornare nel suo Paese per aver «deriso e diffamato» il presidente. «Mi sembrano persino pochi – ha detto Kanter alla Gazzetta dello Sport – per tutti gli insulti che gli ho lanciato. Quella persona senza onore ne meriterebbe molti di più». Kanter è un sostenitore di Fethullah Gullen, il religioso moderato che la Turchia accusa di aver pilotato il golpe militare del luglio 2016. Tutto è politica. Anche un canestro, un gol o un’esultanza.










