
Il capitano ha parlato anche alla rivista dell’Aic: «Potrei anche chiamarla utopia, so che sono più vicino a smettere ormai, ma il sogno che mi rimane è vincere qualcosa di grande con la Roma. Non posso smettere di sognare, anche perché questo vorrebbe dire che finirei per allenarmi più piano, mangiare peggio, andare a dormire più tardi». Sul vicino addio al calcio: «So già che soffrirò quando me ne staccherò. Il futuro? Non mi piace la cravatta. Mi piacerebbe fare il secondo, magari di Spalletti o Di Franesco». Poi riapre le porte alla Nazionale: «Non è che abbia messo un paletto, punto e basta. Se capita che l’allenatore si farà vivo con me, allora…».










